
Esiste un’alternativa a Tor di Valle? Non secondo i proponenti Eurnova, cioè Parnasi, e Stadio della Roma, cioè Pallotta: «Dopo 5 anni di lavori su un progetto in stato avanzato di approvazione nel rispetto di leggi, regolamenti e delibere, non è in alcun modo ipotizzabile un sito alternativo. L’area è sicura dal punto di vista idrogeologico e il progetto, con investimenti totalmente privati, va a sanare il rischio idrogeologico presente nel quartiere limitrofo di Decima, ben al di fuori del sito dove verrà progettato lo stadio e dove abitano oltre 10mila romani». Il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, ha rilanciato l’hashstag #famostostadio offrendo la sua disponibilità. Ma i legami economici tra Unicredit, Parnasi e la Roma – con l’istituto bancario che a suo tempo scelse Pallotta tra vari pretendenti alla successione della famiglia Sensi – sono fortissimi e rendono quasi impossibile un’altra soluzione.
Ma in questa partita di poker il Comune spizza un’ultima carta: il «progettino». L’avvocato Luca Lanzalone, infatti, lavora da giorni alla «revisione» della delibera Marino. Studia, cioè, un taglio consistente su cemento pubblico e privato con l’obiettivo di una riduzione dell’intero progetto che, dopo il siluro di Grillo, è destinato a cambiare comunque i connotati. Difficile che i proponenti accettino una super sforbiciata che elimina di fatto il rientro economico. Ma nel pomeriggio di caos l’opzione resta in piedi mentre Grillo incontra consiglieri e presidenti di municipio M5S. «Non capiscono che la fase dei meetup è finita come l’epoca dell’uno vale uno: ora le decisioni spettano ai portavoce», dice Paolo Mace, presidente del Municipio XVIII.










