
Di botte su quella caviglia ne ha prese parecchie in carriera, anche dopo la ricostruzione chirurgica, ma ha retto bene. Fino alla bellezza di 40 anni. Le viti metalliche diventano un problema più serio quando vengono usate nella ricostruzione del legamento crociato del ginocchio, ma i luminari del settore hanno punti di vista differenti sulle varie tecniche di ricostruzione dell’LCA e nella sala conferenze del Campus Bio-Medico, a due passi da Trigoria, si sono riuniti per trovare una soluzione all’aumento esponenziale dei casi di rottura del crociato, ben 8 in questa stagione di Serie A. «Stiamo cercando – confida il Professor Papalia, cattedra di ortopedia al Campus – di puntare su nuove tecniche chirurgiche perla ricostruzione del legamento e su programmi di neuro riabilitazione che non guardano solo al muscolo ma al ritorno psicologico delle motivazioni di cui lo sportivo necessita. Ci preoccupa in particolare la gestione delle lesioniassociate, quelle ai legamenti periferici, che possono portare ad un non ottimo risultato chirurgico e ad un non ritorno allo stesso livello di sport di prima degli incidenti». Un ginocchio «originale» e uno operato non potranno mai fornire le stesse prestazioni ed è Mariani a spiegarci il perché: «Noi facciamo un trapianto, è il nome esatto dell’intervento, e quando andiamo afare un trapianto difegato abbiamo delle problematiche sì o no? Sì. Io faccio un trapianto di un tessuto che si chiama tendine al posto del legamento. Quindi costringo una struttura a lavorare come se fosse un legamento. Faccio una cosa contro natura per dare stabilità, non per rifareil ginocchio com’era prima». Il Professore che opera a Villa Stuart utilizza il tendine rotuleo nel 60-70% dei casi: «Per un calciatore è meglio, perché può lavorarci mattina e pomeriggio ed è più funzionale. Poi ci sono sportivi che con il semitendinoso stanno giocando, non c’è una sola soluzione,ma tante. Ogni paziente ha una reazione diversa, basta vedere le cicatrici: ci sono quelle più dure e quelle che si slabbrano, è tutto soggettivo».










