
C’È STATA – Terza volta tra Roma e Liverpool dopo quella maledetta notte del 1984: una in Coppa Uefa (2001), l’altra in Champions nella seconda fase a gironi (2001-2002), in panchina Capello con la Roma campione d’Italia. Robetta in confronto a questa e questa forse è robetta in confronto al 1984. C’è ancora un (doppio) passo da fare. Ma quando c’è il Liverpool, alla fine, si accendono sempre i riflettori. «Con il ritorno in casa, spero che il fattore campo sia decisivo. Bisogna ambire alla vittoria della Champions», il cambio di prospettiva del dg Baldissoni e del ds Monchi. Ci crede la società, ci crede la squadra, ci deve credere per forza l’allenatore, Di Francesco (ha vinto il premio Bearzot), che infatti spinge tutti a farlo, pur rispettando chi ha appena eliminato il City: «Sono sicuro che nei cuori di tutti i romanisti c’era questa partita. Sincronizziamo ancora i nostri battiti con i loro e affrontiamo la semifinale con la grinta e l’orgoglio che ci hanno portato fin qui».
L’AMICO RITROVATO – Davanti c’è un amico della Roma, Salah («amo la Roma, so che i miei ex compagni volevano evitare il Liverpool»), 39 gol fino a ora, non male. Un amico che sorride con dolcezza, ma che se scappa ti fa male. Rivale stavolta ma – come dice lui – «amici al cento per cento». Poi è giusto che in questi casi, non ci sarà da fidarsi nemmeno degli amici. E come dice Klopp «pensare di aver già vinto con chi ha eliminato il Barça, non ha capito niente». Ecco perché crederci.










