
[…] A Giampaoletti, il 20 giugno, i pm chiedono di «precisare le ragioni di questa discrasia» tra la sua testimonianza e quella di Baldissoni—Caporilli: «Sono intervenuto nel marzo del 2017 e la fase cruciale della trattativa sullo stadio si è svolta in una fase precedente», dice Giampaoletti, che in questa vicenda resta solo una persona informata dei fatti. Il pm Barbara Zuin e l’aggiunto Paolo Ielo vogliono però definire fino a quando l’avvocato grillino, divenuto presidente Acea nell’aprile 2017, ha continuato a seguire il dossier Tor di Valle. E partono da una dichiarazione di Baldissoni, che nella sua audizione da testimone ha ricordato: «Lanzalone ci fu presentato dalla sindaca Raggi come referente per lo stadio nel gennaio 2017 e fino a oggi niente ci ha fatto pensare che non lo fosse più».
Su questa base, Giampaoletti conferma così che nel 2018 ci sono state almeno tre riunioni, l’ultima, decisiva a maggio, alle quali ha partecipato Lanzalone e che fino a poche settimane fa, l’avvocato «mi ha rappresentato l’angoscia della Roma e di Baldissoni per i tempi di sviluppo del procedimento». Allora la procura chiede se mai Lanzalone abbia interrotto la sua consulenza sullo stadio e il dg capitolino risponde: «Vi è stata una disponibilità dell’avvocato a continuare a dare supporto, sicché quando noi avevamo bisogno della sua presenza lui partecipava alle riunioni». In particolare, Lanzalone avrebbe continuato a «supportare il Comune nelle valutazioni tecnico-amministrative sino alla scelta della procedura da seguire per l’approvazione della variante (aprile 2018)». Secondo Giampaoletti, la Roma spingeva per la procedura d’urgenza, mentre «io e i miei tecnici ritenevamo più corretta la procedura ordinaria e Lanzalone ha sostenuto la nostra tesi». Il dg ammette poi di aver continuato a confrontarsi con il presidente Acea «ma solo per avere la sua opinione e senza richiedere una sua partecipazione attiva alla decisione».
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