
Il doppio colpo infilato da Parnasi nel lungo interrogatorio davanti ai pm non lascia dormire sonni tranquilli. Prima il costruttore ha ammesso di aver «pagato tutti» sullo stadio «per superare gli intoppi burocratici» . Poi ha individuato in Lanzalone «l’uomo di riferimento in Campidoglio». Quello capace di aprire qualsiasi porta. Adesso, però, l’aria è cambiata a palazzo Senatorio. Cautela massima, nessun salto in avanti. Si attende il cambio di guardia in Eurnova, la nomina di un amministratore da parte del tribunale. E magari pure la risposta alla mail inviata all’ex società di Parnasi subito dopo lo scoppio dell’inchiesta: «Nessuno ci ha risposto — sottolinea chi è al lavoro sul progetto — e in questo modo viene a mancare uno dei due privati interessati a realizzare l’impianto di Tor di Valle. La Roma potrebbe diventare il proponente unico? Per ora non si è mosso nulla. La mail era inviata per conoscenza anche al club giallorosso e per ora neanche da loro sono arrivati cenni concreti». In attesa di un nuovo contatto — dalla visita del dg romanista Mauro Baldissoni alla sindaca Virginia Raggi in Comune sono passate più di due settimane — si andrà avanti con le verifiche. Se poi dovesse saltare l’operazione, il Pd, che pure vede l’ex assessore regionale Michele Civita tra gli indagati, sa già contro chi puntare il dito. «Il centro della presunta corruzione per lo Stadio della Roma era il M5S — attacca il deputato dem Michele Anzaldi — le attenzioni di Parnasi per Lanzalone derivano dal fatto che l’avvocato, su esplicita indicazione della sindaca Raggi, era il referente del Campidoglio sulla procedura. A decidere sullo Stadio era il Campidoglio a guida grillina, non altri partiti, ed è stata proprio la giunta 5S, insieme a Lanzalone, a stravolgere il progetto della giunta Marino, rispondendo alle richieste dell’imprenditore. Il risultato? Meno opere pubbliche per i cittadini, più consulenze per chi gestiva la partita a nome della giunta. È un fatto».









