
LA BOSNIA E SHEVA – Dzeko più Salah vuol dire la Roma che attacca a Napoli, vuol dire il bello e il brutto di quello che è stato contro l’Inter. Vuol dire le carezze a Dzeko e le picconate a Salah, che «a volte pecca in fase difensiva e sbaglia un po’ troppi gol». I gol che sono il pane quotidiano dello Dzeko di questi tempi. «L’avete dipinto come una cariatide»: Walter Sabatini ha lasciato Trigoria la scorsa settimana così, con la difesa estrema del suo centravanti. Che in Bosnia, con la doppietta a Cipro, ha raggiunto quota 22 reti segnate nelle qualificazioni Mondiali, a quattro passi dall’uomo che Edin ha sempre identificato come suo idolo, Shevchenko. Occhio, però, perché Sheva è stato invece scavalcato come reti complessive: 49 a 48 per Edin, il miglior marcatore delle nazionali dell’est Europa. «I record sono fatti per essere battuti», ha spiegato il centravanti ai giornalisti bosniaci. Ieri è rientrato a Roma, oggi a Trigoria fisserà i suoi pensieri sulla partita di Napoli. «Ora dobbiamo iniziare a vincere anche in trasferta – disse il centravanti dopo l’ottima prestazione contro l’Inter –. Come? Giocando come facciamo all’Olimpico. A Napoli non sarà semplice, servirà una grande partita».
L’EGIZIANO E SARRI – Servirà un grande Salah, perché l’attacco è al completo e Spalletti vuole sfruttarlo fino in fondo. L’egiziano è in media con il 2015-16 sotto il profilo dei gol, ma ha lasciato fin qui dietro di sé la sensazione di un potenziale inespresso. Nel campionato scorso una sua giocata «palla c’è palla non c’è» fece venire al Napoli una paura grande così di non arrivare a prendersi il secondo posto. Poi ha esultato Sarri, lui che un occhio di riguardo sabato per Momò lo terrà di sicuro. Perché le statistiche contano relativamente, quando si prepara una partita: Salah al Napoli non ha mai fatto gol in carriera. Peggio: le sue squadre, Fiorentina o Roma che siano, non hanno mai segnato neppure una rete al San Paolo. L’occasione è sabato. Questi Greci avevano ragione sull’entusiasmo o no?










