
La verità è che Sarri non ha saputo trovare una soluzione all’assenza del bomber polacco: è partito con Gabbiadini centravanti (disastroso) e ha finito con Mertens falso nueve. All’uscita dal campo di Gabbiadini, al 56’, lo stadio lo ha subissato di fischi: siamo già al problema conclamato. Spalletti, invece, è riuscito a ottenere il massimo dai suoi ed è stato molto «ingegnoso», come aveva detto alla vigilia del collega e amico Sarri. Il segreto è stata una difesa «a tre e mezzo», con Florenzi centro dell’equilibrio tra fase difensiva e fase offensiva. Una prova superba per permettere a Salah di rientrare poco ed essere letale in contropiede. Sull’altra fascia, invece, Perotti ha aiutato molto Juan Jesus, che non ha mai concesso a Callejon la profondità di cui ha bisogno.
Spalletti aveva un piano B, Sarri no. Il calcio, soprattutto quello italiano, si basa sulla tattica e, in questo campo, Spalletti è ancora più bravo. Poi ci sono gli episodi e quello a fine primo tempo, con l’errore di Koulibaly che ha regalato la palla che ha innescato il gol di Dzeko, è uno di questi. Però l’errore è nato dal pressing di Salah su un pallone che sembrava perduto. Florenzi è stato il segreto tattico, Dzeko quello tecnico. Il centravanti bosniaco (sette gol in campionato più tre in Nazionale) è entrato in quasi tutte le azioni importanti della partita. È un uomo in fiducia e, come tale, non si pone limiti.
Mercoledì sera è in programma Napoli-Besiktas. Quella partenopea, in caso di vittoria contro i turchi e di pareggio tra Dinamo Kiev e Benfica, sarebbe la prima squadra della storia della Champions a qualificarsi dopo sole tre partite. Sarebbe un’ottima idea, anche per risparmiare in futuro energie fisiche e nervose per un campionato che si è messo in salita. Due sconfitte di fila e l’infortunio di Milik possono cambiare molto. Spetta a Sarri, che ne ha tutte le qualità, evitarlo.










