
Va esattamente così, un minuto dopo: 6’ del primo tempo e quarto fallo, ammonizione, ma è troppo tardi. Vanigli mi ha colpito da dietro a metà campo. Sarebbe “soltanto” un altro livido se il piede sinistro non si piantasse nel terreno, restando lì mentre il corpo scivola in avanti passandogli sopra. Mi accorgo del disastro dalla “caduta” del piede e allora, per la prima volta nella mia vita, capisco cosa sia il panico. Un terrore indicibile, la sensazione precisa e raggelante che sia tutto finito.[…]
La macchina si ferma con un ultimo sospiro metallico, le porte della sala si spalancano e Ilary è lì, sconvolta eppure calma. Ci eravamo salutati al telefono prima del riscaldamento, lei era in macchina con Cristian diretta a Fiumicino perché doveva raggiungere Sanremo per le prove del Festival, che avrebbe presentato di lì a una settimana. Adesso è qui che mi abbraccia, mi bacia e mi dice che Mariani è già arrivato e sta valutando le lastre. Restiamo lì cinque minuti, mano nella mano, con Cristian fra le braccia della tata. Provo a frenarmi, ma è il momento in cui pago tutto lo stress: scoppio a piangere, e piango senza ritegno, consolato da mia moglie. Riesco a ricompormi appena in tempo per l’ingresso in scena del professor Mariani, che senza nemmeno dire ciao agita le radiografie e sentenzia: «Dieci minuti e la sala è pronta, ti operiamo subito Francesco, io e Santucci».[…]










