
PARTENZA SPRINT – EDF in bilico fin da domenica sera, cioè dal post Bologna. Aveva detto, Eusebio, che dopo l’inaccettabile, inammissibile (quello sì…) ko al Dall’Ara si sarebbe affidato agli uomini e non più agli schemi, logico pensare – quindi – che gli undici scelti per affrontare il Frosinone (0 reti e un solo punto in classifica) fossero i più virili, i più completi. Traete voi le conclusioni, perciò, analizzando chi si è sistemato in panchina. Ma, vedrete, ci sarà sempre chi vi racconterà che è stato semplicemente un turn over in vista del derby. Chiacchiere e malignità a parte, la Roma riesce a partire forte e a sbloccare subito la partita. Poi, a pioggia, occasioni e altri gol. Una sorta di monologo nella prima frazione, già decisiva, in anticipo sul gol quasi in extremis di Kolarov. Tutto merito degli uomini di EDF o demerito dei ciociari? Chi può dirlo… Ma, vista la situazione, poco importa. Quando sei malato non conta se il brodino te lo porta la nonna o se te lo prepari da solo: l’importante è mandarlo giù, bello caldo.
ASPETTANDO IL DERBY – A conti fatti, i nostri eroi sono riusciti a portare a termine il compito. Non si tratta di un’impresa, ma per il momento va bene così. Aspettando tempi migliori, ovviamente, e anche il derby di sabato. Intanto, la panchina di Di Francesco (per ora) è al riparo da sorprese. Resta da capire se la partita contro il Frosinone ha fornito le indicazioni, più tattiche che tecniche, che l’allenatore andava cercando. La Roma, per la prima volta, è riuscita a non cambiare modulo in corsa e questo potrebbe essere il primo, atteso passo verso la conquista di quell’identità cercata invano da mesi.










