
Nella notte la svolta: « Si resta a Trigoria » . Decisione avallata da Pallotta. Il calcio è presenza assidua e quando la si spaccia per regola l’assenza diventa colpa o comodità. Ed è questo forse il vero problema della Roma, da anni: il manico mancante. Alla Roma non c’è chi protegge il sistema dai suoi stessi guasti. Forse Totti potrebbe. In futuro però. Non ora. Intanto tutti sentono che la spinta di Di Francesco s’è esaurita. Eppure nessuno osa ipotizzare un passaggio di consegne. Totti e Monchi sono rimasti gli unici a difendere il tecnico. Più degli altri Totti fiuta l’inganno: la ” scossa all’ambiente” è tipica delle piccole.
Quanto è piccola la Roma? E poi per mettersi nelle mani di chi? Qui Montella ha un passato burrascoso, Sousa non ha storia sufficiente. Si dice, si sa. E Conte resta una chimera. La Roma è come Nerone: ha bruciato di tutto. Persino gente come Capello, che è scappato di notte. Se pure arrivasse, Conte determinerebbe un terribile intasamento: vorrebbe fare il manager all’inglese e a quel punto farebbe sparire le attuali gerarchie. Nell’ansia dell’uomo forte, di forte Conte assicura solo le illusioni. La Roma non ha obiettivi. Andrà a Plzen per scongiurare il collasso emotivo, aspettando di conoscere la sua avversaria agli ottavi. Con DiFra infilzato nello spiedo di una rosticceria esclusiva. A sgocciolare tristezza mista a rabbia.










