
Quando parla di cultura del lavoro a che cosa si riferisce? “Spesso i giovani hanno qualità e si intravede per loro un possibile futuro importante. A livello di mentalità però occorre essere sempre atleti, con la testa sul campo. A volte i ragazzi sono spensierati e quelli con più qualità fanno cose superficiali mentre noi allenatori vediamo margini di miglioramento e spingiamo sull’acceleratore. Vi posso raccontare che chiaramente vidi subito le sue possibilità e le sue qualità ma lui faceva il minimo indispensabile, quasi che volesse sfidarmi. Nelle prime cinque gare, con me Zaniolo fece zero minuti. Volevo abituarlo a dare il massimo, alla Fiorentina del resto si lavora così per strutturare un giovane a crescere”.
Zaniolo aveva ed ha un carattere più forte rispetto agli altri? “Era più esuberante degli altri ed è diventata poi la sua forza. Noi abbiamo cercato di portarlo sulla mentalità del lavoro, un percorso che ha continuato con l’Entella, l’Inter e la Roma. Nessuno alla fine gli ha regalato nulla”.










