
PREDESTINATO. Mancini si è imposto in fretta nel calcio che conta, dopo aver cominciato a sette anni a Montopoli, in provincia di Pisa. Una passione alimentata con ore e ore passate sul campo. Si vedeva sin da bambino che era un talento e la Fiorentina è stata la prima società a notarlo. Superato il provino, la madre Claudia lo accompagnava all’allenanto in macchina tutti i giorni. In maglia viola la prima squadra l’ha sfiorata: Montella lo ha mandato in campo al fianco di Savic nel finale di un’amichevole del 2015 e poi per quattro volte lo ha portato in panchina in Europa League, senza però farlo mai giocare. Nel luglio del 2015 il trasferimento al Perugia, seguendo le orme di Marco Materazzi, che è stato il suo punto di riferimento, tanto da avere il numero 23 tatuato. Stesso ruolo e stesso fisico: Mancini è alto 1,90. A Materazzi lo lega anche una simpatia per l’Inter. Gasperini ha aspettato un pò prima di promuoverlo tra i titolari. Ma l’allenatore dell’Atalanta, che di giovani se ne intende, è sicuro: «Mancini farà una grande carriera».










