
Tra Marinetti e Zaniolo con la Sud sullo sfondo a guardare da lontano quest’azione come una scintilla di un incendio che all’improvviso divampa. Perché poi la cosa più bella, forse, non è nemmeno questo gol esplosivo fatto con l’aratro piazzato sul proscenio, ma è l’esultanza, la corsa a braccio alzato, poi a braccia alzate, verso dove capita, strillando solamente, senza un attimo di indugio, senza un secondo di messa in posa, né di meta. Una corsa entusiasta, anarchica, libera e bambina eppure proprio per questo antica, vecchia, vintage, autentica. Romanista.
Come questa vittoria col Toro alla fine di una partita giocata sia da Roma sia da Toro, con noi che prendiamo troppo facilmente gol e che ci facciamo colpevolmente rimontare due volte, ma che stavolta ri-strappiamo e vinciamo. Sotto la Sud. Speriamo faccia bene aver scacciato i fantasmi della doppia rimonta subita da 2-0 a 2-2 con Chievo e Cagliari, speriamo sia servito per non rivederli più. Qualcosa sembra cambiato da un mese a ‘sta parte. Qualcosa. (…)
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