
Infatti dentro Eurnova resterebbero le voci in “uscita”, vale a dire i dipendenti (ormai pochi a dire il vero), oltre a qualche debito. Per questo per portare avanti l’operazione in questi termini bisognerà discutere ancora di cifre, da limare. La presenza a Boston dell’avvocato Roberto Cappelli (presente insieme a Giovanni Naccarato e Riccardo Tiscini, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Eurnova) servirebbe proprio a trovare la quadra del cerchio. A oggi è probabile che il presidente americano però rilevi solo i terreni e la quota “proponente” per lo stadio, lasciando alla famiglia Parnasi società e debiti.
Occorreranno ancora giorni (pochi) per arrivare a dama, ma è certo l’esito della trattativa. Perché è nell’interesse di entrambe le parti chiudere. Dei “romani” vendere, e presto per esplicito volontà della proprietà, che vuole liberarsi delle luci mediatiche dell’affaire stadio prima del processo che vede coinvolto Luca Parnasi ed i suoi più stretti collaboratori. E degli “americani” comprare, perché consci che solo così si può rimettere in moto la macchina ferma ormai da troppo tempo.
La posizione del Comune Al Comune di Roma, dove anche ieri è andata in scena l’ennesima riunione volta alla definizione della Convenzione Urbanistica, non aspettano altro. La maggioranza 5 Stelle, per quanto nuovamente compatta intorno alla sindaca, sembra ancora restia a concedere un contratto (la Convenzione non è altro che questo) a una società il cui proprietario risulta imputato per reati di corruzione. Ed il fatto che la Procura abbia più volte rassicurato che lo stadio non sia stato minimamente toccato dall’audacia operativa di Parnasi o dalla presunta ingordigia di Luca Lanzalone (l’avvocato vicino a Grillo divenuto presidente di Acea e uomo di primo piano dell’amministrazione capitolina), non rasserena gli animi di un gruppo politico che dovrà a breve fare i conti con una nuova prova elettorale. (…)
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