
A quando la prima pietra? “La variante del piano regolatore dovrebbe arrivare a marzo. Alla convenzione urbanistica ci lavorano da parecchio, la firma è in arrivo. Il risultato si vorrà portare all’incasso politico e quindi prima delle elezioni europee. Credo che le carte verranno messe a posto prima di maggio ed essendo un privato ci sarà rapidità nell’inizio dei lavori. La previsione dell’apertura dei cantieri entro la fine dell’anno può essere rispettata. C’è stata strumentalizzazione nel parlare ad esempio del rischio idrogeologico, poi gli ambientalisti si sono accodati, ma dei 500 cavalli che hanno alloggiato li per 40 anni non si sono preoccupati. Berdini parlava delle idrovore, senza sapere che ce ne stanno due perfettamente funzionanti, dimostrando così di non esserci neanche stato a visitare quell’area. A Tor di Valle quando piove non c’è mai neanche un dito d’acqua”.
C’è mai stato un altro progetto per quell’area? “Sì. Agli inizi degli anni ’80 ci chiesero una tangente e lasciammo stare. C’era Gentilini, lo racconto in un libro che darò alle stampe tra qualche mese. Negli anni 2000 abbiamo avuto numerosi contatti, anche da rappresentanti Caltagirone. Prima di Parnasi ho avuto contatti dalla società Smart, indicata da Rosella Sensi. Io avevo proposto a loro prima di tutti di costruire lì lo stadio. L’idea c’era già. Parnasi voleva costruirci una specie di piccola Venezia. La Roma però già aveva pensato a costruirci lo stadio e lui era scettico. Quando venne fatta la valutazione delle famose 70 aree, lui non voleva mettere a disposizione quell’area. Quando è stata scelta, Unicredit voleva che ci fosse Parnasi a valorizzare l’area perché aveva qualche debito con la banca”.










