
E’ così il flusso dentellato della vita. Mentre corri in avanti con caparbia, ma a volte torni pure indietro a dare una mano, rispettando il tuo ruolo e facendoci dentro tutto il possibile senza esondarne la liceità, ti sorprende un evento inatteso e cambia le sorti di tutto quello ciò che avevi previsto, stroncandoti proprio mentre sei lanciato verso la porta, o la gloria. Il colpo è duro, deciso, lo senti sui tuoi arti inferiori, e da quel colpo parte una parabola incredibile che sorvola la mente tua e di chi ti sta intorno: fluttua nell’aria, si libra come una trota appena scippata al mare, vola sempre più in alto. Lasciando tutti, te compreso, col fiato sospeso: cosa ne sarà? Non puoi saperlo, devi solo attendere. Che siano tre-quattro secondi o tre-quattro mesi non è un rilievo.
A mano a mano quel dubbio esistenziale scema, l’ignoranza diventa scetticismo e poi consapevolezza. La parabola incerta inizia a prendere una direzione precisa, i sospiri di speranza scansano quelli tremolanti, tale fatto all’inizio oscuro si rimette nei binari del verosimile e viene presto consegnato all’esperienza in cui tutto è già visto: puoi immaginare allora dove quella parabola così anomala e sorprendente vada a parare… anzi, a segnare. E sei di nuovo in piedi, che abbia aspettato tre-quattro secondi o tre-quattro mesi non ti frega e non ci frega, perché ora puoi di nuovo gioire, stupire, colpire e esultare. Consapevole, stavolta, che tutte le cose inaspettate, se sei uno che corre, non possono che andare avanti nel giusto verso. Che sia la porta o la gloria.










