
Sulle contestazione: «Degli striscioni oggi non me ne frega nulla. Dite quello che volete su di me, ma supportate i calciatori. Lasciare? Non ci ho mai pensato. Faccio 61 anni fra due settimane e questo progetto mi esalta ancora. Quando forse ne avrò 75 non starò più qui a guidare questo club, ma questo non è un progetto a breve termine per me. A volte sono depresso e frustrato perché odio perdere. Più di ogni altra cosa. In me c’è una natura competitiva. So che alcune squadre hanno a disposizione un budget due o tre volte più grande del nostro, ma non riuscire a competere sempre e a certi livelli mi disturba comunque. Sul campo oggi siamo tra le prime 20 d’Europa, ma in alcune aree fuori dal campo penso che siamo tra i primi 10. Ovviamente non possiamo diventare un top club senza lo stadio». Una parola (stadio) che ricorre in quasi tutte le risposte. Infine un pensiero su derby e Porto: «Queste sono partite che si attendono con ansia, c’è molto in palio. Non chiedermi un pronostico, ma se giochiamo come sappiamo fare, saremo in grado ottenere i risultati di cui abbiamo bisogno».










