
Immediata la risposta del ministro: «Sono pronto e disponibile ad approfondire i temi sollevati dalla sindaca Virginia Raggi, che spero di incontrare presto». Assieme all’invito, tanto per mettere le cose in chiaro, dal ministero ricordano che «l’attenzione per Roma è alta». Nella capitale sono arrivati 500 mila euro nel 2018 sul dossier sicurezza e ne arriveranno 9 milioni per il biennio 2019-2020. Inoltre, pochi giorni fa, è stato disposto l’arrivo di 39 militari in più da inserire nei turni dell’operazione Strade sicure. Quando Raggi e Salvini si ritroveranno in Viminale, la sindaca arriverà preparata. Il dossier capitolino sui disastri causati dal tifo organizzato è lungo e articolato. Si parte dai danni subiti dalla Barcaccia quando il centro venne preso d’assalto dai barbari del Feyenoord. Era il 19 febbraio 2015 e a guidare il Campidoglio era Ignazio Marino.
Ma da quel momento in poi poco è cambiato. Certo, fortunatamente all’appello mancano altri blitz eclatanti come quelli degli ultrà olandesi ai danni dei monumenti. Ma l’inquilina di palazzo Senatorio è comunque scontenta. Non dimentica le vecchie risse di Campo de’ Fiori e, tornando al suo mandato, non ha digerito la discesa dei tifosi (se così possono essere definiti) dell’Eintracht Francoforte e il saccheggio messo a segno in un supermercato al Flaminio. Non ha mandato giù nemmeno le prove di forza del tifo organizzato laziale contro le forze dell’ordine a Trastevere, dove un carabiniere è stato costretto a estrarre la pistola per sfuggire a un agguato, e per i vicoli del rione Monti.
Lì, in via Leonina, si è consumato l’ultimo brutto episodio legato al calcio: solo due settimane fa un gruppo di biancocelesti ha preso di mira i tifosi del Siviglia, a Roma per supportare la squadra in trasferta, e hanno spedito in ospedale quattro persone. Un motivo in più per richiedere un pacchetto di norme per Roma contro l’internazionale ultrà a Matteo Salvini. Una preghiera rivolta al ministro finito nella bufera per la stretta di mano a uno dei capi della curva del Milan e poi costretto alla retromarcia. Il dietrofront è stato ribadito anche ieri: «I violenti non sono e non saranno tollerati, dentro e fuori gli stadi». Vale anche per i romanisti e i laziali.










