
I volti di sedici giocatori raffigurati in altrettante gigantografie, corredate da un lungo striscione: «Figli di Roma, Capitani e bandiere… Questo è il mio vanto che non potrai mai avere», con la seconda parte riferita ovviamente ai dirimpettai. Quel giorno c’è una Sud da tramandare ai posteri. Come quella del «Ti amo». Quel 23 ottobre 1983 fu Poesia. Una dichiarazione semplice e intensa, onnicomprensiva di un sentimento che non si può spiegare. Soltanto vivere. Stavolta è Stato dell’Anima. Carrellata di immagini e suggestioni che raccontano una storia unica, legame indissolubile tra città e squadra, tra quei due colori e chi li ha stretti a sé, per diritto di nascita o di cittadinanza o di pura passione. Ma lo ha fatto per sempre. C’è poi una favola infinita. Nel senso letterale del termine. Un figlio di Roma che è capitano e bandiera e rende onore alla coreografia e al suo volto dipinto nel cuore della Curva. Perciò immortala se stesso con quello sfondo da brividi dopo aver volato più in alto delle nuvole a trafiggere gli avversari di sempre, permettendo al sole di tornare a splendere. (…)
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