
Così lo scorso anno schiantò il Barcellona regalandosi la notte più emozionante della carriera e un’insperata semifinale di Champions, l’ha riprovata nella rifinitura a Trigoria prima di imbarcarsi per il Portogallo. Stavolta insegue i quarti, un passo prima, ma sta valutando comunque quella formula. In fondo, quando parla del match che aspetta la Roma al Do Dragao, stanotte, non ha timore ad ammettere che «servirà una grande partita difensiva». E la formula con tre difensori è forse quella che si adatta meglio a colmare le lacune di una retroguardia che nelle ultime due gare ha incassato 5 reti da Frosinone e Lazio.
Ovviamente, ogni ipotesi resta verosimile, pure il ritorno al 4-2-3-1, che restituirebbe una maglia da titolare al francese Nzonzi, eclissato dal ritorno in campo di De Rossi. Di certo l’allenatore non ha ancora fatto la scelta ultima: «Per decidere voglio vedere le facce dei calciatori, sceglierò chi mi convincerà di essere pronto per questa grande battaglia». E la squadra giura di sostenerlo: »Siamo con lui al cento per cento», la parola data dall’esterno d’attacco Perotti. Chissà se lo hanno ascoltato i dirigenti Fienga, Baldissoni e Totti, che pochi istanti prima della sua conferenza discutevano – forse sulle sorti della squadra, forse chissà – appartati sul prato dell’impianto. Chiave potrebbe essere la posizione di Zaniolo, pronto a farsi in tre: esterno alto a destra nel 4-3-3, trequartista nel 4-2-3-1, mezzala nell’ipotesi di virare a sorpresa sul 3-5-2. Lui è l’uomo che il Porto seguirà più attentamente, dopo averlo scoperto sulla propria pelle nella gara d’andata. Quel 2-1, oggi, è il mattone da cui ripartire. E anche l’unica certezza che ha in mano la Roma.










