
Ranieri è tornato a dieci anni di distanza dalla prima chiamata e adesso non deve raggiungere uno scudetto miracoloso bensì agguantare il quarto posto distante solo tre punti. Il suo vantaggio rispetto ai tanti ex che sono rispuntati in questi anni a Trigoria è innanzitutto non portarsi rancori dal passato. Con nessuno. Giocatori, tifosi, componenti della societa o giornalisti. Con le dimissioni del 2010, Ranieri cancellò in un colpo le difficoltà di quel secondo anno e il ricordo lasciato e rimasto positivo per tutti. Partendo da questa base, in pochi giorni si è messo a lavorare iniziando, per usare le sue parole, “dall’abc”.
Ha notato i tanti gol subiti in stagione scaturiti da passaggi sbagliati e ha chiesto ai giocatori di non farsi problemi a lanciare lungo verso il centravanti, saltando la costruzione dal basso. Ha suggerito alla squadra di passare poco per la zona centrale del campo e di puntare più sugli strappi degli esterni Kluivert ed El Shaarawy. Ai difensori ha spiegato che è molto più importante “sentire” l’uomo in marcatura piuttosto che concentrarsi a tenere una linea difensiva corretta. Ovviamente, il risultato non è stato perfetto, la Roma si è comunque fatta gol da sola con Juan Jesus ma in tutta la partita, pur senza dominarla mai, ha rischiato meno.
Lo dicono chiaramente le statistiche. I 5 tiri tentati dell’Empoli sono il minimo stagionale concesso agli avversari, una solidità ritrovata che segue invece la peggiore prestazione difensiva dell’anno a Oporto, dove il dato degli “Expected Goals” della squadra di Coinceçao era oltre 3.5 mentre con l’Empoli è stato 0.2, mai così basso quest’anno. Ma oltre all’aspetto tattico – il modulo era più 4-4-2 che 4-2-3-1 – è soprattutto sulla sfera mentale che Ranieri è intervenuto. Colloqui singoli con i giocatori, la motivazione mirata di Schick, quella domanda a Kluivert (“ci hanno mandato il peggiore dall’Ajax?”) che spiega la strategia dialettica dell’allenatore, le sedute dirette parlando inglese, unica lingua comune negli spogliatoi di oggi. Qualche risposta è arrivata, anche grazie al ritrovato sostegno del pubblico come invocato dallo stesso Ranieri, ora il difficile è far durare gli effetti della cura.










