
No, per carità. Delfini però l’aveva puntato. Volevano fargli mettere muscoli: «Ma no, per quelli c’è tempo», diceva. Totti fu uno di quelli che Carlo allevò senza clamore, come Candreva, Toni, Di Michele, perché il clamore non faceva parte del suo stile. “Checco” sarebbe presto andato via: «È questo il nostro compito: allevare e non poter trattenere», ripetono sempre i tecnici delle giovanili. È la loro dannazione. Qualche anno prima dell’arrivo di Totti, alla guida della prima squadra della Lodigiani era arrivato Alberto De Rossi.
Quando Francesco passò alla Roma nell’89, a 13 anni, sulla panchina della Lodigiani sedeva Saul Malatrasi, altro spicchio giallorosso. Delfini era sempre lì a intuire il futuro: «Mamma aveva la sua alternativa», spiegò un giorno Francesco, «o Roma o Lazio». Sappiamo come è andata. Delfini se n’è andato mentre ancora gestiva gli Under 14 della rifondata Lodigiani (ora in Prima Categoria) con i suoi modi da “pozzolana” (mista a erba) che regnava una volta nel mitico e ritrovato “Francesca Gianni”. Modi e spirito, quelli di Delfini, che ci ricordano i Mikasa e le romantiche scivolate sui “serci”. Non era ancora tempo di erbe sintetiche.










