
LUCIO, LA CHIAVE – Lo scorso anno, alla dodicesima giornata, Dzeko aveva segnato 2 gol (contro Juventus e Lazio), Salah 5 (Sassuolo, Sampdoria, Carpi, Empoli e Fiorentina). La metamorfosi attuale ha un nome e cognome: Luciano Spalletti. Se la Roma crea 7-8 palle-gol a partita, il merito è soprattutto del tecnico toscano che quest’anno ha lavorato molto sui due calciatori sia dal punto di vista tattico che caratteriale. Salah è stato avvicinato alla porta, proprio per non sfiancarlo in rincorse che possano fargli perdere lucidità negli ultimi metri. Dzeko è rinato invece sotto la cura del professor Lucio che però, forse per non farlo adagiare, continua a chiedergli sempre di più. Lo ha fatto anche l’altra sera, dopo il 3-0 al Bologna: «Lo vorrei ancora più cattivo. Non lo è ancora come lo voglio io. Qualche giorno fa si parlava di furia guerriera… Ecco, quando si hanno otto palle, sono situazioni troppo importanti e un gol va fatto». Stesso cliché per Salah: «Deve migliorare nella circolazione di palla, spesso si fa risucchiare dalla linea difensiva. O va oppure rimane un po’ lì mentre deve partecipare di più nel palleggio».
ASSIST MAN – Una strategia di comunicazione volta a non abbassare il livello di guardia. Ma che il bosniaco e l’egiziano siano ormai diventati una coppia, oltre che dai gol, viene evidenziato da altri due fattori. In primis il numero degli assist che insieme hanno totalizzato sin qui in campionato: i due romanisti sono a quota 19 (7 Dzeko, 12 Salah) mentre Insigne e Hamsik rincorrono a 17, stessa quota di Felipe Anderson e Lulic. L’altra è la fotografia di quanto accaduto in Roma-Bologna. Nel finale di partita, dopo l’ennesima accelerazione, Salah è davanti a Da Costa. Può tirare e calare il poker ma preferisce servire Dzeko che viene anticipato: «Volevo far segnare Edin e ho provato a passare a lui», la giustificazione di Momo. Parole che sono probabilmente la vittoria più importante di Spalletti, al di là dei gol, dei punti in classifica, degli assist, della difesa rimasta per una volta inviolata. È da questi piccoli segnali che si intuisce come la Roma stia diventando una squadra, un gruppo. Che si cerca e visti i risultati, spesso e volentieri si trova.










