
Nel frattempo, un supporter rumeno aveva cercato di fare invasione riuscendo a rubare uno striscione ai giallorossi: è stato fermato. Le emozioni sono tutte lì, perchè sul rettangolo verde si vede ben poco per tutta la partita e dalla Roma B c’era da aspettarselo, con qualificazione e primato in tasca, dall’Astra Giurgiu un guizzo in più era lecito aspettarselo, soprattutto dal 26′ in poi, quando dall’altro campo arriva la notizia dell’Austria Vienna in vantaggio di un gol e di un uomo.
I romeni lasciano il possesso palla ai giallorossi, sperando in un errore per ripartire in contropiede, ma i 7 mancini e i 4 destri schierati da Spalletti concedono poco e gestiscono la partita come in un’esercitazione a Trigoria. Era, effettivamente, poco più di questo. L’azione più vivace del primo tempo arriva al 44′, Alisson respinge su tiro di Alibec, concedendo il possibile tap-in a Seto, finito però in offside e comunque murato. Spalletti approfitta della noia per sperimentare, dal 4-3-3 iniziale si passa ad un 3-5-2 con Palmieri, che aveva iniziato come mezz’ala, terzo centrale accanto a Vermaelen e Juan Jesus. Il brasiliano viene messo alla prova da Alibec, che lo supera con un fallo prima di segnare un gol giustamente annullato.
Se Strootman è in versione lavaggio lento, a brillare a centrocampo è uno dei giovnai sotto esame, Gerson, bravissimo a rubare palloni e solido in fase di ripiegamento (non gli è bastato per farsi convocare per il Sudamericano Under 20 a gennaio). Chi doveva convincere e invece ha deluso è El Shaarawy, non a caso Spalletti lo ha richiamato in panchina al 70′. Dentro Dzeko e Nainggolan, e sono proprio i due subentrati ad avere le migliori palle gol della ripresa: prima il belga col destro dal limite, poi il bosniaco di testa. All’89’ il debutto di Marchizza, 90 minuti invece per il debuttante Seck. Lo 0-0 significa qualificazione per entrambe, un pezzo di storia per l’Astra e una conferma per la Roma, che ha superato tutte e tre le fasi a gironi di Coppa Uefa ed Europa League a cui ha partecipato. Nel segno della tanto ricercata continuità.










