
Gandini poi si è spinto oltre: «Noi siamo già al livello della Juve. Ci sono quattro punti di differenza in campionato (con i bianconeri che devono recuperare la partita con il Crotone, ndr), ma come forza societaria siamo alla pari. Nessuno è imbattibile. La Juventus è sicuramente un avversario molto ostico, ma oggi secondo me anche la Juventus ha dei punti deboli e delle difficoltà, è una stagione molto pesante per tutti. E’ facile perdere le forze, è facile fare dei passi falsi».
IL PRESIDENTE – Anche Pallotta fa pressing per convincere Spalletti a restare. Glielo ha ricordato in occasione degli auguri di Natale. E sul sito della Roma ha ricordato come sia arrivato a scegliere il tecnico toscano, dopo aver espresso giudizi critici nei confronti di Garcia: «Ho parlato molto con persone che conosco e rispetto: ex allenatori e professionisti attualmente impegnati che sarebbero venuti volentieri a Roma, ma dopo aver parlato con Luciano, e averlo incontrato a Miami, ho capito che era lui la persona che stavamo cercando. Credo che salutare Garcia fosse una decisione più semplice di quanto si possa pensare perché avevo visto in che direzione stava andando la squadra. È stata la passione, il modo in cui parlava di strategia, di tattica, e di come allenava i giocatori. Durante gli allenamenti, prima, non si parlava praticamente mai di strategia e tattica».
TOTTI – Tornando a Gandini, il neo dirigente giallorosso ha parlato anche del futuro di Totti: «Francesco è pienamente ancora un giocatore, sta attraversando una stagione un po’ complicata, ha avuto qualche infortunio. Mi ricordo che la prima partita vista all’Olimpico da amministratore delegato della Roma è stata la rimonta sulla Samp con il suo rigore finale. E’ ancora un giocatore in grado di fare la differenza. I quarant’anni portano la maturità psicofisica e quella di un grande capitano come Francesco. Sono sicuro che avrà tempo e modo per prendere la decisione migliore per la sua carriera. Può giocare fino a quando vuole, anche Spalletti è in linea con questo. Deve essere consapevole di essere decisivo e importante. Non credo che accetterà di essere un giocatore se non può incidere».










