
IN CABINA – Intanto c’è che Paredes va a Udine, questo è certo. Perché la squalifica di De Rossi apre un buco da coprire lì in mezzo, perché la caviglia ora non fa più male, perché non è che poi ci sia molta altra scelta per Spalletti, che pure l’arrivo di un centrocampista centrale — Rincon o chi per lui — non lo disdegnerebbe. E allora Paredes è a metà del guado. L’infortunio ne ha bloccato l’ascesa: non si può dire che fin qui abbia deluso le aspettative. Ma l’argentino non è neppure tra quelli che hanno azzannato la stagione della vita, tra quelli a cui Spalletti ha cambiato la carriera.
DOLCI RICORDI – E allora ben venga Udine. Perché dopo tanto tempo così, sono proprio le sfide più importanti a ridarti fiducia, entusiasmo e stimoli giusti. E quella di Udine è importante: eccome. Una sfida a metà tra l’esigenza di confermare il secondo posto e l’ambizione di sudare per il primo. Magari l’ambizione farà scopa con i ricordi, se è vero che quello stadio e quei colori a Paredes qualche flashback – questo sì piacevole – lo stimoleranno. Dolci pensieri: proprio ad Udine, infatti, Leo segnò il suo secondo gol italiano, il primo lo scorso anno con la maglia dell’Empoli. Successe il 19 settembre 2015, la rete di Paredes al 28’ s.t. pareggiò quello iniziale di Zapata (poi Maccarone regalò la vittoria ai toscani per 21). L’argentino in quella partita giocava ancora da mezzala, strada facendo Giampaolo lo trasformò poi in regista. E proprio in regia, domenica, si riprenderà la Roma. Sperando magari anche di bissare quel gol lì. Occhio al calciotennis: distorsioni e distrazioni stavolta non sono ammesse.










