
I mal di pancia, però, non mancano. Sia da parte di Berdini verso alcune decisioni della Giunta Raggi, sia da parte di Sindaco, assessori e consiglieri per molte dichiarazioni di Berdini considerate sopra le righe. Non c’è solo la vicenda dello Stadio della Roma come elemento di forte attrito fra Berdini e il resto della compagine governativa pentastellata, ma anche una serie di decisioni assunte nei primi mesi. Di fatto, ogni atto assunto da Berdini ha finito per generare perplessità o veri e propri mugugni. La Fiera di Roma ridimensionata; le Torri dell’Eur e la fuga di Telecom; la Città dei Giovani all’Ostiense totalmente bloccata; i Piani di Zona fermi al palo: in sei mesi di governo cittadino, secondo le voci interne al Campidoglio, dall’Assessore all’Urbanistica non sono arrivate le risposte attese. E iniziano a serpeggiare molte perplessità anche sulla unificazione delle due deleghe, Urbanistica e Lavori Pubblici: due deleghe pesantissime, che richiedono una enorme mole di lavoro quotidiano. E alcuni consiglieri 5 Stelle si interrogano su quando arriveranno atti anche dai Lavori Pubblici: non c’è traccia, ad esempio, di uno straccio di gara d’appalto per la manutenzione stradale e, dopo ogni goccia di pioggia, le buche proliferano come conigli. Ovviamente, poi, a questo stato di tensione permanente, si somma il lunghissimo tira e molla sulla querelle del progetto dello Stadio della Roma a Tor di Valle.
La posizione di Berdini è stata ribadita in ogni possibile circostanza ed è coerente con quanto lo stesso Assessore andava dicendo già durante la consiliatura Marino. In sintesi: per lui profondamente errato l’iter scelto perché rende il Comune soggetto passivo di scelte urbanistiche determinate dal privato che hanno determinato la scelta di un’area, Tor di Valle, che è sbagliata essendo “un deserto urbanistico“. La soluzione prospettata da Berdini è quella di «rientrare nelle previsioni del Piano Regolatore», il che significherebbe fare solo lo Stadio senza niente intorno. Soprattutto senza strade, ponti, metro perché queste opere danno origine a cubature in compensazione. Dall’altro lato, però, la visione della Raggi è molto meno talebana: troviamo un accordo, ma portiamo a casa almeno un’opera. Non si può sempre dire no.










