
LA PIRAMIDE – Di questo però El Shaarawy non ha colpa, anche se poi qualche malizioso in quel messaggio ci aveva visto proprio il contrario e cioè la speranza del Faraone che Salah potesse restare in Egitto il più possibile a festeggiare per giocare non solo domani sera con la Fiorentina, ma anche domenica prossima in quel di Crotone (dove comunque Perotti sarà ancora in forte dubbio). Dicerie, verrebbe da dire. O anche cattiverie. La realtà è invece che El Shaarawy all’Egitto ovviamente ci tiene e tanto. «Ci sono molto legato, non solo per mio padre (Sabri, nato e cresciuto al Cairo, ndr). E ci torno sempre molto volentieri per trovare i miei parenti», ha detto in passato. Come ci tiene al rapporto con Salah, nato proprio sull’amore comune per l’Egitto e quell’esultanza della piramide. La prima volta fu proprio in un Roma-Fiorentina (quella del 4 marzo 2016, 41 per i giallorossi, con Elsha che aprì le danze e Momo che le chiuse), la prossima chissà quando. Nel frattempo domani il Faraone ritroverà proprio la Fiorentina e allora magari gli verranno in mente anche dolci ricordi visto e considerato che quella partita lì, quella della foto, è anche l’unica che ha vinto contro i viola (in 5 confronti, poi due pareggi e due k.o.).
L’OCCASIONE – Che poi, in realtà, El Shaarawy ha molti motivi per far bene domani. Quello che ad inizio stagione per Spalletti doveva essere l’arma in più in fase realizzativa della Roma (che domani potrebbe fare a meno di Vermaelen per un problema alla mano) si è pian piano eclissato, andando a sprazzi. Quasi un must della sua carriera, una subalternità di rendimento che ha finito con influenzare anche il suo impiego e il suo morale, a discapito proprio dei concorrenti diretti (Perotti e Salah), quelli con cui Stephan si gioca puntualmente il posto da titolare. Ecco, domani sera non ci sarà nessuno dei due, chi per un motivo (fisico, Perotti) chi per un altro (la Coppa d’Africa, appunto, per Salah). Ed El Shaarawy ha un’ultima chiamata per dimostrare che la versione bella del Faraone è quella della seconda parte della scorsa stagione, quando a suon di gol (8 in 18 partite) convinse la Roma a spendere 13 milioni per riscattarlo dal Milan. E non quella attuale, con una prestazione buona, una così così e una bruttina. Insomma, abbandonare una volta per tutte quella discontinuità per poi mettere in difficoltà Spalletti da qui alla fine della stagione. Perché poi Salah è pronto a tornare e Perotti è lì, che prova ad accelerare il recupero. Ed allora per Stephan non c’è alternativa. E magari stavolta sarà Salah a portare fortuna a lui, chissà.










