
Il Porto, che questa coppa l’ha sollevata nell’87 con Artur Jorge e nel 2004 con José Mourinho, in bacheca ha anche due Europa League – la seconda nel 2011 – e conta un solo precedente con la Roma, favorevole, in Coppa delle coppe nell’81. Vive un periodo di flessione, non vince il campionato da tre anni dopo aver dominato per un decennio (9 titoli su 11). Nuno Espirito Santo, il quinto tecnico diverso in tre anni, era il secondo portiere di Vitor Baia ai tempi di Mou. Ha poi vinto, giocando, una Coppa Intercontinentale ai rigori nel 2004/05: stagione curiosa, cominciata con in panchina Delneri, che venne silurato dai senatori e passò ad allenare proprio i giallorossi. «La Roma non troverà davanti 11 giocatori ma un paese intero – avvisa-Nuno – Non si decide nulla all’andata, però». Quotato all’Euronext di Lisbona, a lungo nei primi dieci del ranking (ora è 12°), ai quarti di Champions nel 2015, il Porto in Europa vive al di sopra delle sue possibilità, con un fatturato non esagerato (93,6 milioni nel 2014/15) e comunque inferiore ai costi di gestione. Campa essenzialmente sul player trading, grazie a una rete di oltre 250 scout nel mondo, con a capo l’ex juventino Rui Barros, e a rapporti privilegiati con i mediatori: in questi anni ha realizzato plusvalenze record cedendo campioni veri e presunti, spesso in pacchetto al medesimoo club. Deco al Barcellona, Ricardo Carvalho e Paulo Ferreira al Chelsea, Pepe al Real, Cissokho e Lisandro Lopez al Lione, Bruno Alves e Hulk allo Zenit, Guarin, Àlvaro Pereira e Quaresma all’Inter, James Rodriguez e Moutinho al Monaco, Iturbe al Verona, Mangala e Fernando al City, solo per citarne alcuni. «La forza del Porto è proprio questa capacità di riciclarsi – dice De Rossi -, mi preoccupa il loro collettivo. Per noi la Champions è fondamentale».










