
Presenti anche alcuni ex giallorossi, tra cui Bruno Conti, Roberto Scarnecchia e Ubaldo Righetti. Paulo Roberto Falcao, arrivato in tarda mattinata al centro sportivo Fulvio Bernardini ed ha assistito a parte dell’allenamento della prima squadra, intrattenendosi con i giocatori al termine della seduta.



15.50 -iniziano le domande:
L’amore dei tifosi? “L’amore non si definisce, quello che sempre mi colpisce è vedere un ragazzo di 20 anni che mi vede e si emoziona. Un conto è chi mi ha visto giocare e vedere vincere lo scudetto, ma un ragazzo che non è nemmeno nato è qualcosa di inspiegabile ma che mi rende veramente felice”.
Sei ricordato per il carisma e per la mentalità che hai portato nel gruppo. Come spiegheresti questo ultimo concetto? “La Roma aveva già la mentalità vincente, ma era difficile controbattere alla Juve. Io ho sempre detto che non si vince e non si perde prima di aver giocato. Era una squadra che poteva dare di più, doveva solo dimostrare che un giocatore da 5 poteva dare 8. E’ stato questo, forse, il mio contributo, più che quello tecnico. Conti era più tecnico di me, Di Bartolomei tirava più forte di me, Vierchowod più veloce… Abbiamo creato una squadra forte, ho fatto capire che si poteva arrivare a vincere le partite”.
Quanti passi avanti ha fatto la Roma? “Sicuramente tanti, ora abbiamo una società vera. All’epoca ci allenavamo al Tre Fontane, il risultato si costruiva dentro il campo. Ora si può iniziare a costruire anche fuori. Ora c’è una Roma che non pensa solo al presente ma anche e soprattutto al futuro”.
La grande rivalità con la Juve, 35 anni dopo resta sempre Roma-Juve. Che emozione ti dà questa sfida? E’ ancora politicamente difficile combattere la Juve? “La Juve di allora era fortissima e lo è anche quella attuale. La vittoria di quegli anni è stata straordinaria: avevano metà Nazionale italiana, erano una squadra forte ma abbiamo fatto un’impresa. Non si potrà mai dire che quella Juve non era forte. Sono felice che la Roma sia a questo punto, bisogna sempre pensare in grande. E bisogna anche che ci sia un nuovo stadio. Non voglio entrare nelle polemiche, sarebbe poco serio parlare di qualcosa che non conosco nei dettagli, ma è importante avere uno stadio di proprietà. Sarebbe la ciliegina sulla torta per questa squadra”.
La ‘ragnatela’ di Liedholm, non c’è una linea sottile con il tiki taka di Guardiola visto aBarcellona? “Difficile fare paragoni ma ricordo che tutte le squadre in Italia marcavano a uomo, Liedholm invece voleva marcare a zona ed era difficile fare cambiamenti. Poi Sacchi ha cambiato qualcosa, faceva la marcatura a zona con il pressing, quando noi non lo facevamo. Liedholm lavorava molto poi sul possesso palla, la nostra era una squadra che sapeva giocare e che ha vinto meno di quello che doveva vincere. Ma non è un discorso limitato solo a quella Roma. Quello che abbiamo lasciato è un riconoscimento che mi fa molto felice”.
Hai avuto la possibilità di fare un trasferimento record all’Inter, che non andò in porto. Colpa del senso di appartenenza con la Roma? Cosa mancò nel mettervi d’accordo con il presidente Viola quando offrì la panchina della Roma? “Nel ’91 allenavo la nazionale brasiliana, c’era l’accordo con un biennale ma in quella settimana è venuto a mancare il presidente Viola e tutto finì lì. Per l’altra domanda, è tutto spiegato nel film”.
E’ uno dei pochi che è riuscito a suscitare l’amore dei tifosi, come Totti. Che opinione si è fatto del rapporto Totti-Spalletti? “Difficile farsi un’idea da fuori ma proverò a rispondere. Totti meritava un pallone d’oro, Spallettista facendo benissimo. Sono due persone intelligenti, non è una cosa comune. Ma il rapporto mi pare buono, l’importante è che si rispettino. E mi auguro che Totti giochi fino a 50 anni”.
Che effetto fa vedere le partite della Roma senza curva? “E’ brutto, la Curva Sud non era solo all’Olimpico, ci accompagnava dappertutto. Spero che possano tornare, non entro nei dettagli che non conosco, ma i tifosi ci mancano e mi auguro che possano tornare”.
Zico a Udine, Gullit a Milano, Maradona a Napoli e ora lei a Roma… “Ma vinco, sono stato qui già a gennaio…”. (ride. ndr)
Perché il calcio fa fatica a creare nuovi miti? “Ma ci sono giocatori straordinari, come nella nostra epoca. Certo, le cose cambiano e bisogna saper lavorare con i giocatori di adesso, oggi c’è internet e gli smartphone, noi avevamo la testa solo alla partita. Fare il calciatore oggi è diverso rispetto ai nostri tempi, ci sono tanti diversi interessi e tante possibilit. Il giocatore più pagato della mia epoca aveva come ingaggio la cifra che un giocatore di oggi prende in una settmana. Ma ci sono giocatori importanti, come Totti,Messi, Ronaldo o Iniesta”.
16.09 -Termina la conferenza stampa.










