
LO SPOSTAMENTO – Una diversa collocazione dell’impianto sportivo (ma sempre a Tor di Valle) punta ad aggirare due criticità: il vincolo che ha deciso di apporre la Soprintendenza, perché lo stadio si allontanerebbe dall’ippodromo di Lafuente che il Mibact vuole tutelare. E poi il rischio idrogeologico, perché la nuova struttura verrebbe edificata in quei terreni che non sono stati classificati come «R3» e «R4» (a forte pericolo di inondazione) dall’Autorità di bacino. Se basterà a superare i dubbi dei tecnici è tutto da dimostrare. Ma per far sopravvivere l’operazione immobiliare, questa è la via che Comune e privati intendono seguire. Il M5S poi insiste per tagliare le cubature monstre per le opere private. La sforbiciata deve superare il 20-25% offerto dai proponenti. Anche in questo senso, forse, vanno lette le dichiarazioni di ieri di Grillo. Alzare la posta, per abbassare i metri cubi. I Cinquestelle vorrebbero un taglio di circa il 40%. E sono disposti anche a sacrificare alcune opere pubbliche che la delibera del 2014 prevedeva a carico dei privati (il ponte sul Tevere, il potenziamento della Roma-Lido, l’adeguamento della via Ostiense-Via del Mare, lo svincolo sulla Roma-Fiumicino). Anche per questo il provvedimento verrebbe «revisionato». Nel progetto, per il Campidoglio, non dovrebbero più esserci grattacieli. Le cubature delle tre torri dovrebbero essere in parte cancellate e in parte redistribuite su altri edifici (in tutto le strutture commerciali sono 16).
CONFERENZA LAMPO – C’è poi il nodo dei tempi: la conferenza dei servizi scade il 3 marzo. Entro quella data il Comune dovrebbe varare la delibera con i cambiamenti al progetto. Poi bisognerebbe votare una variante urbanistica. Se domani ci sarà un accordo, la Roma potrebbe chiedere una nuova proroga. Ma c’è anche un’altra ipotesi in campo: quella di chiudere questa conferenza senza esiti e di convocarne un’altra, terminando l’iter in tempi record.










