
Lo sbarco della Cina nel calcio italiano prenderebbe dunque ulteriore consistenza, se anche la Roma, dopo l’Inter e in contemporanea con la discussa trattativa per il Milan, dovesse cominciare a parlare cinese. Per il momento sono numerosi i gruppi interessati e tutte le opzioni sono subordinate al superamento delle note questioni politiche, con la giunta Raggi sotto i riflettori. È però certo che i soggetti interessati non sono imprenditori di secondo piano e che non rischiano lo stop del governo di Pechino. Del consorzio farebbero parte, tra gli altri, il gruppo Evergrande, comproprietario del Guangzhou, già allenato da Lippi e Cannavaro, e la Zall Co, proprietaria del Wuhan di Ferrara.
Le perplessità dei cinesi sono appunto legate agli ostacoli di natura burocratica: l’esempio preso a prestito è quello della Ryder Cup del 2022, il più grande evento mondiale del golf, assegnato a Roma e a rischio perché è saltato il finanziamento statale. Ma in Cina, malgrado la crisi del 2013, i miliardari del mattone restano fortissimi e stanno valutando seriamente l’idea di far parte dell’operazione “Magica Arena”, con la “Stadio della Roma Tdv” di Pallotta e la famiglia Parnasi.










