
AVVIO INCORAGGIANTE – E dire che nel primo tempo, contro un Lione apparentemente sprovveduto, l’impressione è che basti giocare con un po’ di testa per passeggiare senza troppe difficoltà al Parc OL. L’inizio è convincente e ottima pura la reazione al gol immediato di Diakhaby (dopo due chance romaniste), su punizione calciata benissimo da Valbuena. Il difensore dei francesi, impacciatissimo, regala il pareggio a Salah per una Roma che si appoggia sul quadrato che Spalletti disegna tra centrocampo e attacco: Nainggolan affianca Strootman appena davanti a De Rossi in versione quarterback, e di fronte a loro viaggiano Salah e Dzeko. Tra sponde, scatti in profondità e inserimenti, la Roma sembra poter far male quando vuole. E ci riesce con Fazio di testa appena oltre la mezzora. I due mediani avanzati complicano inoltre l’avvio azione del Lione, difficoltoso già di suo, e i francesi riescono a combinare qualcosina solo quando riescono a giocare nello stretto al limite dell’area avversaria. Niente di preoccupante, sembra. Tutto perfetto, tutto liscio, per la Roma. Solo che dura 45’, quelli in cui gli spallettiani riescono a tenere di più il pallone.
ATTEGGIAMENTO – Poi, infatti, l’atteggiamento cambia. La Roma arretra il baricentro, diventa troppo passiva, ed è un misto tra le gambe che non girano (manca sprint) e testa che molla (manca aggressività). Non ci sono più raddoppi sulle fasce, dove i terzini lionesi arrivano sempre, non c’è più la capacità di tenere lontani i folletti di Genesio, non c’è mai recupero palla oltre la propria trequarti, ma solo passività. Così i piedi buoni dell’OL, sempre molto vicini nel 4-2-3-1, diventano schegge imprendibili per i giallorossi. L’immediato 2-2 di inizio ripresa — scambio a velocità fibra ottica tra Lacazette e Tolisso — mette in pendenza il prato verso la porta di Alisson. Un contropiede quattro contro due sprecato subito dopo è l’ultimo segnale di vita della Roma.
CAMBI? – Spalletti assiste impassibile: De Rossi non riesce più a chiudere, Strootman boccheggia, Nainggolan non ha un pizzico della solita dinamite. Ma niente. Genesio invece mette dentro Fekir e quello che era diventato un assedio diventa sorpasso, proprio con Fekir, che passeggia tra tre difensori giallorossi. I cambi arrivano quando è tardi, e non servono nemmeno a dare una scossa: Lacazette si inventa il poker nel recupero. La Roma è stanca, di testa e di gambe. E quasi fuori.










