
OBIETTIVI MINIMI MA MASSIMI– Ammesso che questo messaggio Pallotta lo abbia ricevuto davvero (non possiamo saperlo con certezza), la riflessione è comunque d’obbligo: possibile che un messaggio (uno) di un giornalista (uno) diventi la causa dei suoi mali e una categoria (tutti per colpa – eventualmente – di uno) non lo sopporta? E soprattutto, caro mister, perché di quel messaggio parla solo ora e non lo ha denunciato 14 mesi fa? Oggi, forse, c’è un maggiore bisogno di mostrarsi arrabbiati e sfibrati. Perché il “non ce la faccio più” colpisce, funziona e resta sempre la migliore via di fuga e attaccare un ambiente ti fa vincente, sempre e comunque. Se Spalletti vuole andare via, lo faccia (sarebbe legittimo), nonostante qui a Roma abbia tanti estimatori – comunicatori compresi, ma lui non li vede o non li vuole vedere – La guerra non gliela sta facendo nessuno, nemmeno dopo l’eliminazione dalla Europa League (oltre a quella dalla Champions). Un (uno) sms non può essere il pretesto per una battaglia di religione o la causa di un addio. Ma siamo alle solite: si generalizza. E come dice Spalletti, poi si fa confusione.
OGGI O DOMANI CON JIM – Roma è lo stesso ambiente che nel 2005 lo ha accolto con qualche volantini poco carino (“Sampdoria … serie B, Venezia… serieB. Con questo passato nessun futuro, no a Spalletti”). Possibile che tutto questo all’epoca sia stato superato di slancio e invece adesso ci si incagli davanti a un sms (uno) di quattordici mesi fa (quattordici). Tra oggi e domani, Lucio vedrà Pallotta. Tutto può cambiare. Parlando di calcio e di programmazione e dicendosi le ragioni (vere) e le “clausole” per restare o andare via. Le ragioni vere.










