
UN MESE – Pallotta ha lasciato Roma nel primo pomeriggio, è passato da Londra e poi tornerà negli Stati Uniti. Il presidente aspetterà “fiducioso”, come ha detto di essere mercoledì sera, che Spalletti dia la sua risposta. La società è disposta a offrire al tecnico un contratto pluriennale, ma non si è entrati in una vera e propria trattativa. Spalletti è rimasto sulle sue posizioni, è intenzionato a restare solo se riuscisse a centrare la Coppa Italia o a portare la Roma al secondo posto, condizione fondamentale per avere la speranza di poter costruire una squadra competitiva. Inoltre il tecnico vuole un ruolo da manager, con grande influenza sulle strategie di mercato. L’abbraccio tra Pallotta e Spalletti al termine della cena è stato molto “mediatico”, ma non ci sono ancora certezze. La società ha chiesto all’allenatore di avere una risposta in tempi ragionevolmente brevi, per programmare la prossima stagione. Il tecnico vuole avere garanzie di non perdere i giocatori che costituiscono l’ossatura di questa squadra, che ha bisogno piuttosto di essere rinforzata in alcuni reparti. E sono molti i big in attesa di un prolungamento del contratto. La società si aspetta una risposta da Spalletti grosso modo entro un mese, quando sarà possibile capire meglio anche quella che potrà essere la classifica finale. Ma che sia una partita aperta e che Spalletti possa restare alla Roma si capisce anche da un particolare banalissimo. La società non ha ancora organizzato il ritiro per la prossima stagione, anche se gli organizzatori di Pinzolo premono per avere la conferma dell’opzione in vigore per tornare in Trentino. Se Spalletti resta alla Roma potrebbe decidere di svolgere la preparazione precampionato a Trigoria, come fece negli ultimi anni della prima esperienza romana. Anche perché già intorno alla metà di luglio bisogna prevedere la partenza per la tournée americana.
GLI ERRORI – Prima della partenza di Pallotta, è stata pubblicata una intervista rilasciata al sito 360.com. Il presidente ha fatto un bilancio della sua gestione: «Siamo seri su quello che vogliamo costruire, non siamo soltanto americani di passaggio che cercano di fare qualche soldo grazie alla squadra. Abbiamo il desiderio di dimostrare che nei prossimi 10 o 15 anni possiamo diventare una forza globale in questo sport. Il calcio non è uno sport facile e noi abbiamo fatto errori. A volte abbiamo fatto due o tre passi avanti, altre volte un passo indietro. Ma ogni volta ci rialziamo pronti a ripartire di nuovo». La partenza di Pjanic è stata determinata dalla clausola di rescissione. «Abbiamo imparato decisamente la lezione riguardo le clausole. Prima di tutto noi dobbiamo essere più intelligenti nel modo di fare le cose. Il management della Juventus è lo stesso da anni, ed è qualcosa a cui dobbiamo aspirare perché dà stabilità alla società». Infine sullo stadio: «Andrà ad incidere sulla nostra posizione finanziaria in modo significativo. Ritardi nell’iter? Siamo a Roma e questo ha influito».










