Non sempre riescono i miracoli. Ma sono proprio quelle le notti in cui l’uomo diventa padrone del proprio destino. La Roma ha dei limiti, alcuni talmente evidenti da farla sembrare piccola piccola, eppure mha un coraggio, una tigna, una fame e un senso d’appartenenza quasi commoventi. Battendo il Sassuolo con otto assenti e senza l’attaccante che Gasp chiede da agosto, ieri si è di nuovo arrampicata al secondo posto, agganciando il Milan e scavalcando il Napoli in attesa dello scontro diretto tra i campioni d’Italia e l’Inter. «Ho una squadra di highlander», continua a ripetere, non a caso, un allenatore orgoglioso e grato. Ieri i suoi hanno cominciato male e sono stati anche in balìa degli avversari durante alcune fasi di un primo tempo giocato malissimo. (…)
Così sono arrivate le occasioni di Tsimikas, di Pisilli, di Koné, il rigore conquistato da Soulé ma cancellato dal Var per fuorigioco, più una serie di altre situazioni in cui è mancato sempre un soldo per fare una lira. E quando più di qualcuno ha cominciato a pensare che tirare male non potesse essere più considerato un alibi, sono arrivati due gol nel giro di tre minuti, a un quarto d’ora dalla fi ne. Quello di Koné: una liberazione. Quello di Soulé: una benedizione. Nel primo caso, il saggio Celik non ha ascoltato i 60 mila dell’Olimpico – incluso Ryan Friedkin in tribuna – che gli urlavano “Tira! Tira!”; il turco ha temporeggiato al limite dell’area, poi ha servito Soulé, che crossando ha trovato la testa del francese. Sul 2-0 è stata invece decisiva la spinta di Ghilardi, fi no a quel momento tra i peggiori; la sponda di tacco di El Shaarawy per Soulé ha completato l’opera e l’argentino ha mandato in archivio una partita che il Sassuolo, (…), aveva rispettato e a tratti persino governato.
I neroverdi, infatti avrebbero meritato di passare in vantaggio per primi. La dimostrazione di quanto a volte le statistiche possano ingannare è stata tutta nei numeri del primo tempo: la Roma ha tirato 9 volte facendo il solletico, la squadra di Grosso appena 3 generando pericoli e paure. Fronte Roma, che fosse una partita di lacrime e sangue si è capito subito. Siccome nessuno in questa squadra è immune dalla fase difensiva, stavolta Gasp ha affidato a Soulé quel compito che all’andata fu di Cristante, ieri squalificato: la marcatura a uomo su Matic, il vertice basso del 4-3- 3 di Grosso. In questo modo i giallorossi si sono schierati con il 3-4-1-2, avvicinando Dybala a Ferguson, uscito dal campo molto presto (dentro ElSha) per un doloroso colpo preso sulla zona lombare. Gasp al 39’ aveva già finito gli attaccanti. (…)
Il Sassuolo, nonostante l’accortezza, non ha mai rinunciato ai contropiedi con Fadera e Laurienté. Anche le mezzali si sono inserite tanto: su Ismael Koné è servito ad esempio il solito Svilar. Prima e dopo questa chance, c’è stata qualche conclusione degli argentini. Sempre da fuori area, però. Trovare un varco nella difesa dei neroverdi è stato tanto complesso nel primo tempo quanto facile nel secondo. Con l’ingresso di Wesley la Roma ha stappato la partita, cominciando a creare delle voragini dalle parti di Walukiewicz, che ha sulla coscienza pure l’uno a zero. Nel finale gli emiliani si sono sfaldati. El Shaarawy s’è visto annullare un bel gol perché l’assist-man Rensch era in fuorigioco, mentre un altro il Faraone lo ha solo pregustato con un dolce cucchiaio. (…)
FONTE: Il Corriere dello Sport – G. Marota











