Eliminati. Da tre obiettivi a due, che poi uno dei due sarebbe lo Scudetto… Un po’ difficile. L’altra è la coppa Uefa che pure facile non è, ma almeno lì ci dobbiamo provare fino in fondo… O no? Oppure per qualcuno sarebbe meglio uscire pure dall’Europa per puntare al 4º posto? In tutta la mia vita, nemmeno quando hanno introdotto questa luccicante baracconata tv che è la Champions, ho cantato in curva: “Quarto posto sarà”, o “Vinceremo il quarto posto”. Nemmeno sull’Albo d’Oro ho mai letto “Quarto posto”, mentre Coppa Italia sì. Nove volte, pensa. La Coppa Italia è il nostro orgoglio, definisce il romanista che non ci sta. Quello che non lo spezzi soprattutto quando pensi di averlo battuto. Te lo ritrovi lì con la sciarpa tesa e un sorriso che beffa le tue aspettative. Il tifoso della Roma non vuole necessariamente vincere, il tifoso della Roma vuole sognare, pensare di, provare a farlo.
Preferisco un giorno come Tirana e Budapest a 20 anni di quarti posti. Prima di questa proprietà ce n’era una che per me tra il 2014 e il 2018 ha costruito una Roma tecnicamente enorme (Salah, Dzeko, Totti, Nainggolan, Pjanic, DDR, Strootman, Maicon, Alisson…. e mi fermo) ma che non ha vinto niente perché le mancava il mozzico, la tigna, la rabbia. L’umiltà. La voglia folle anche di una Coppa Italia. È l’ultima cosa che ha toccato da romanista Agostino quella coppa e l’ha alzata sapendo di aver appena giocato la sua ultima partita, 26 giorni dopo aver perso la Coppa Campioni. Eppure ci teneva. Eppure la teneva in alto col peso impossibile da trattenere di un amore che andava via. Oggi c’è chi dice che è stato meglio uscire perché ci siamo tolti un peso. Sono quelli che sognano un piazzamento. Io preferisco sognare ancora. Magari te, Capitano.
FONTE: Il Romanista – T. Cagnucci











