Se mai mi nascesse una nipotina vorrei si chiamasse Tirana. È una battuta fatta in redazione ieri mentre si parlava di coppa, di Europa, di questa partita con lo Stoccarda e delle trasferte vietate in Italia. Tutti gli elementi a disposizione permettono analisi: ve la immaginate la Roma in Europa senza i suoi tifosi? Tirana, ma pure Budapest, sono indimenticabili non per un trofeo alzato e un altro perso, anzi, rubato, ma per le persone che stavano là. Io mi ricordo tutto di Tirana e di Budapest, ma a parte la Roma in campo, mi ricordo prima, dopo, le facce della gente: il nostro durante.
Il calcio – a chi interessa – è come il teatro: esiste se c’è qualcuno che lo guarda, lo vede, lo vive, lo tifa. Fosse pure uno. Il divieto di trasferta fino a fine stagione in Italia è inconcepibile dal punto di vista del diritto e della logica, è inutile e ingiusto. È quello che ha detto pure Gasperini ieri in conferenza. In uno stato di diritto, dove tra l’altro, accidentalmente, la presunzione d’innocenza vige fino alla sentenza, negare il diritto di trasferta è quasi negare quello di muoversi.
La solitudine che immaginiamo a Udine non è niente se pensiamo a una trasferta europea senza romanisti. Ci hanno chiuso le porte in Italia, speriamo che le lascino aperte in Europa, solo per stare al fianco della Roma. In una discussione senza senso fra “quarto posti” e “coppisti”, questa partita dovrebbe unire tutti: se vinci probabilmente vai agli ottavi, salti i playoff che t’arrivano in campionato in mezzo a Juve e Napoli.
FONTE: Il Romanista – T. Cagnucci











