Come una piccola corrida. Quando si incrociano, i giocatori di Roma e Cagliari vedono spesso rosso. Più che blu da un lato e giallo dall’altro. Non esiste particolare acrimonia fra le due tifoserie (che pure non si amano) né fra i club (che di affari insieme ne hanno portati a termine diversi, con tutte le proprietà). La Capitale è popolata di sardi trapiantati anche da generazioni e l’isola brulica di romani, soprattutto in estate. Eppure, soprattutto nel terzo millennio, la sfida ha assunto con una certa frequenza una piega turbolenta. La genesi della rivalità appartiene alla sfera del dubbio, ma di certo la coincidenza temporale dell’accentuazione dei diverbi in campo con il passaggio di Daniele Conti dal continente alla Sardegna, qualche spunto lo offre.
Il figlio di Bruno attraversa il Tirreno da ragazzo di belle speranze del vivaio giallorosso, ma dal cognome ingombrante. All’inizio sembra soltanto un’avventura per «farsi le ossa», come si dice in quegli anni, ma ben presto il Cagliari punta su di lui, fino a farlo diventare un punto di riferimento in mezzo al campo. Tutto quello che non è accaduto a Trigoria. Che Daniele possa essere particolarmente motivato quando ritrova la Roma, rientra nell’ordine naturale delle cose. Che da mediano trovi il gol ripetutamente contro la sua ex squadra un po’ meno, ma ci può ancora stare. Quello che viene accolto come eccesso di livore è la smodata animosità in partita e nelle esultanze. In diverse occasioni l’ormai capitano rossoblù sfiora la rissa coi giocatori romanisti. Nel 2009 oltre a un plateale scambio di insulti arriva a mettere le mani in faccia a Totti, proprio davanti a papà Bruno, in panchina accanto a Spalletti. Poco più di un anno dopo, con Ranieri tecnico romanista, Conti junior diventa obiettivo di Burdisso, che con un’entrataccia sul ginocchio gli “regala” trenta punti di sutura.
Qualche anno più tardi all’Olimpico le discussioni arrivano a gara finita. Kalinic segna il gol vittoria in pieno recupero mentre Pisacane (all’epoca difensore dei sardi) si scontra con il proprio portiere. Il rossoblù resta a terra dolorante, trascorrono minuti e alla fine l’arbitro Massa annulla il gol senza nemmeno ricorrere al Var. Tutto lo stadio è infuriato e perfino l’allenatore Fonseca perde il suo proverbiale aplomb, contestando con veemenza il direttore di gara.
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FONTE: Il Romanista – F. Pastore











