
Il problema è però che nelle linee guida – avrebbe eccepito l’assessore Civita – mancano tutti gli elementi di dettaglio: dal documento non si riuscirebbe cioè a capire né quante, né quali siano le infrastrutture a supporto dello stadio, né l’ammontare dell’investimento privato che giustificherebbe la pubblica utilità. Ma siccome l’intenzione della Regione non è certo quella di ostacolare la realizzazione di un’opera che porterebbe soldi e lavoro alla città, si starebbe facendo largo l’ipotesi di aspettare che l’assemblea capitolina approvi la nuova delibera sostitutiva (contenente la variante urbanistica necessaria a concludere la conferenza dei servizi decisoria), per poi verificare la compatibilità con quella precedente, soprattutto in relazione alle opere di viabilità e ai trasporti. Se tuttavia l’apporto dei privati sulle infrastrutture dovesse evaporare o ridursi in maniera sostanziale, la conferenza dei servizi si chiuderebbe in maniera negativa e l’iter dovrebbe ricominciare daccapo. Esattamente ciò che Bergamo e Montuori vogliono evitare. Temendo due cose. Che, senza una scadenza da rispettare, i consiglieri grillini ricomincino a mettersi di traverso. E che la Roma possa a quel punto perdere la pazienza e scappare. Da qui la necessità di raggiungere un pre-accordo con la Regione. Ma a palazzo Senatorio restano ottimisti. «Abbiamo rispettato i tempi, la giunta ha approvato le nuove linee guida, che porteremo il 5 aprile alla conferenza dei servizi. Come avevano detto, sia gli assessori che i consiglieri, procediamo secondo la tabella di marcia prevista», esulta l’assessore allo Sport Frongia. La conferma ufficiale che si tratta di una mossa per prendere tempo: utile a consentire ai proponenti di chiedere – e probabilmente ottenere – il proseguimento della conferenza dei servizi. Pronti in ogni caso a ripartire, se pure alla fine non dovesse accadere, con un iter più snello e accelerato nel giro di poche settimane.










