La linea è tracciata, netta, senza più curve né zone d’ombra. I Friedkin scelgono di stare dalla parte di Gasperini e lo fanno con una decisione che sa di svolta, di rottura con il passato recente. Quello mandato dopo la rovinosa sconfitta per 5-2 contro l’Inter non è un messaggio all’allenatore, tutt’altro: è un segnale forte, diretto, quasi brutale alla squadra. Perché questa volta, davvero, non ci sono più alibi. Quattro cambi in panchina – (…) – e un copione che si è ripetuto troppo a lungo: protezione del gruppo, fiducia rinnovata, nessuna rivoluzione vera. Stavolta no. Stavolta il mirino è puntato dritto su quella che i tifosi hanno ribattezzato senza troppi giri di parole la “banda dal sesto posto”. Un’etichetta che pesa come un macigno, figlia di stagioni fotocopia, sempre in bilico tra ambizione e incompiutezza, sempre lì, tra il quinto e il sesto gradino. A onor del vero è anche stata la banda della vittoria della Conference e delle finali/semifinali di Europa League che, però, non hanno portato a quel risultato sportivo (…) chiamato Champions.
E le critiche allora piovono sul gruppo che ha concquistato solo 18 punti nelle ultime 12 partite. La Sud lo aveva già detto il 22 marzo contro il Lecce: «Sostenervi la nostra condotta e il nostro giuramento. Ora però dovete meritarvi il rispetto, dimostrate che uomini siete». Parole che non hanno bisogno di traduzione, né di interpretazioni. Parole che nello spogliatoio non sono state particolarmente apprezzate da tutti. Parole, non a caso, con nessun riferimento a Gasperini. Perché il tecnico non è sul banco degli imputati. Anzi. La tifoseria contro il Pisa sosterrà la squadra, ma vuole vedere una reazione immediata per evitare contestazioni.
Gasp nei suoi primi cinque mesi ha spremuto la squadra, l’ha tenuta in piedi tra infortuni e lacune evidenti, l’ha spinta fino a un sorprendente terzo posto. Poi la frenata, il ritorno a quella che per molti sembra essere una comfort zone che ormai è diventata una gabbia mentale. Ecco perché la proprietà ha deciso: basta protezioni, basta paracaduti. L’estate sarà quella della rivoluzione. Profonda, strutturale, inevitabile. Perché è vero che le rivoluzioni non si annunciano, ma si fanno, però questa volta il segnale è stato lanciato forte e chiaro. Un déjà-vu che riporta al ko di Como di un anno fa, quando da una crisi nacque la rincorsa fino al quinto posto. Ma oggi il contesto è diverso: (…).
Gasperini, da stratega navigato, gioca la sua partita anche davanti ai microfoni. «sarebbe una follia smantellare il gruppo, vanno inseriti giocatori», dice. Parole che proteggono, che tengono compatto lo spogliatoio. Ma sotto traccia la realtà è un’altra: il tecnico sa perfettamente quale direzione vogliono prendere i Friedkin. Sa probabilmente che il cambiamento non è più rinviabile, che per spezzare davvero il ciclo della mediocrità serve intervenire al cuore della squadra. Adesso però c’è il campo, giudice supremo e senza appello. La Roma si aspetta una scossa immediata, una risposta di orgoglio, una reazione vera. A partire dalla sfida di venerdì contro il Pisa. Non è solo una partita: è un bivio emotivo, tecnico, quasi identitario. (…).
FONTE: Il Corriere dello Sport – J. Aliprandi











