
ANALISI PROFONDA – Il tecnico ha subito un moto d’orgoglio quando gli viene rimarcato come alla vigilia della gara avesse messo in mano il suo destino ai calciatori: «Non ho messo in mano a nessuno il mio destino, ce l’ho in mano io», la replica stizzita. Ma è l’unico passaggio dove si rischia lo scontro. Anche quando gli viene fotografata la stagione – eliminazione dai play-off di Champions per mano del Porto, fuori agli ottavi di finale di Europa League per conto del Lione e ieri sera ko in semifinale di coppa Italia con la Lazio – mantiene la tranquillità.Anche perché, sottolinea, «rimane il campionato». Dove è secondo con 4 punti di vantaggio sul Napoli terzo ed è a – 6 dalla Juventus, con lo scontro diretto da giocare in casa ma con appena 24 punti a disposizione. Lucio ascolta il quadro della situazione, ora più completo. Si prende una pausa. Poi dà vita ad una risposta che sembra non terminare mai: «Bisogna aver soltanto pazienza e lavorare. Si vede che la squadra commette degli errori, come nel secondo gol di Immobile dove eravamo lunghi e larghi con mezzo campo aperto. L’equilibrio, la testa, non c’è stata la continuità che bisognerebbe avere. E non c’è andata nemmeno benissimo con gli episodi. Mi chiedete cosa c’è da fare… E cosa c’è da fare? Bisogna alzare il livello della professionalità, del lavoro, della qualità e portare in fondo una classifica più importante possibile. Del resto non va dimenticato che quando siamo partiti eravamo a 12 punti dal Napoli (in realtà erano 7, con la Roma quinta in classifica, e alla fine dello scorso torneo sono rimasti 2, ndc). Se non si vince però non è un buon lavoro. Col Lione si poteva passare il turno e siamo stati un po’ sfortunati, con la Lazio non siamo stati bravissimi a cogliere quegli episodi che bisognava portare a casa. E allora uno si chiede, come mai? Siamo bravi e forti… E’ giusto che l’allenatore si prenda delle responsabilità. Anche se nelle squadre contano i calciatori forti, non gli allenatori». Basterebbe quest’ultimo passaggio per capire molto. Forse tutto.
FARAONE TRISTE – Il rischio del contraccolpo psicologico è dietro l’angolo. Prova a rimandarlo al mittente El Shaarawy: «Ci hanno condizionato gli episodi, i due gol subiti erano da evitare. Abbiamo vinto ma non basta. Siamo ancora secondi e dobbiamo mantenere la posizione. Mancano 8 gare e possiamo ancora avvicinare la Juventus. Siamo dei professionisti, una squadra forte. Pensiamo solo a questo». Gli chiedono del futuro del tecnico: «Non lo so, dipende da lui». Poi torna sugli 8 giorni terribili che sembrano aver deciso la stagione giallorossa: «Lì si è deciso tutto in modo negativo. Non me l’aspettavo. Proviamo ora a voltare pagina». Non sarà facile.










