
Due minuti dopo Immobile sfrutta un doppio rimpallo in area romanista e tocca con la punta del piede, anticipando Alisson: anche questa volta la palla sfila fuori di poco. La pressione dei giallorossi è intensa, ma l’orologio gioca con la Lazio. La qualificazione si è decisa con il 2-0 dell’andata, così come era successo con il 4-2 a Lione. Il primo intervento di Rizzoli è l’ammonizione di Nainggolan (giusta) per un fallo sulla ripartenza di Felipe Anderson negli spazi che i giallorossi devono concedere. La Roma attacca a testa bassa, la Lazio aspetta fiduciosa che arrivi il suo momento. Il treno della finale passa puntuale al 37’, quando Felipe Anderson mette al centro, senza essere pressato, e il rimpallo tra Manolas e Immobile favorisce l’attaccante: tiro a botta sicura e miracolo di Alisson, che però non può nulla sul tocco ravvicinato di Milinkovic-Savic. Il serbo, che aveva già segnato all’andata, entra di diritto nella lista degli uomini derby a soli 22 anni. Un capolavoro di mercato di Tare, che lo strappò alla Fiorentina all’ultimo istante. Il gol di El Shaarawy, su errore di De Vrij, chiude il primo tempo ma resta una beffa e non una speranza. Ciro Immobile, che ha stravinto il confronto dei bomber con Dzeko, riporta avanti la Lazio, involandosi da solo su assist dell’ubiquo Milinkovic nella metà campo vuota. È il simbolo di una Roma sparita, che ha bisogno di cambiare molte facce: ci penserà Monchi? La doppietta nel finale di Salah manda negli almanacchi una vittoria romanista, ma è uno dei derby più tristi per una tifoseria che si meriterebbe ben altro. La notte è della Lazio.










