Champions League. Dopo sette anni trascorsi tra un cambio di proprietà, dirigenti che andavano e venivano, allenatori che saltavano con cadenze autolesionistiche, giocatori che si erano trasformati nella banda del sesto posto, delusioni e amarezze. Tutto azzerato dalla vittoria a Verona, ventitreesimo successo in campionato, che ha consentito a Gasperini e ai suoi discepoli di superare quell’asticella che il tecnico aveva alzato dal primo giorno che era sbarcato a Trigoria, arrivando a quota settantatre punti, per un terzo posto finale che basta e avanza per tornare a sentire quella musichetta che ci piace tanto.
È la Champions di una tifoseria che mai sola mai, anche a fronte di un divieto che negli ultimi mesi ha impedito alla gente romanista di seguire come avrebbe voluto la sua squadra. Una tifoseria che c’è sempre stata, i sold out all’Olimpico ormai sono la norma, e che sempre ci sarà, un tesoro al quale la Roma deve solo dire grazie. È la Champions di Gian Piero Gasperini, il tecnico arrivato da Bergamo per confermare che lui sa come si fa. È stato quello che ci ha creduto di più, che ha trasmesso alla squadra coraggio, che ha imposto un gioco con la filosofia di voler segnare un gol più degli avversari piuttosto che incassarne uno in meno, che non ha mai cercato alibi.
È la Champions di un gruppo che non ha mai mollato, che ha seguito il suo guru con un’ubbidienza tattica fondamentale per poter ora fare festa. È la Champions di Malen, arrivato a gennaio per curare il mal di gol con cui la Roma aveva fatto i conti per tutto il girone d’andata. Ne ha fatti 14 in 18 partite, è stato devastante in quel ruolo di centravanti che da altre parti gli era sempre stato negato. È la Champions di Dybala, un fuoriclasse d’altri tempi, capace con i suoi piedi di regalare poesia calcistica e chissenefrega se gioca una partita sì e una no, un campione che adesso firmerà un prolungamento per continuare a sognare in grande.
È la Champions, consentiteci di scriverlo, di Claudio Ranieri che sarà pure stato licenziato, ma che ha voluto il Gasp a Trigoria così come il ds Ricky Massara al quale bisogna dire perlomeno grazie per la dedizione e l’onestà nel suo lavoro, portando giocatori come Wesley, Malen, El Aynaoui. È la Champions di tutto il mondo romanista. Ma deve essere vissuta non come un punto di arrivo, ma di partenza. Stiamo per entrare negli anni del centenario. Si può e si deve pensare in grande. (…).
FONTE: La Repubblica – P. Torri











