“Plusvalenza”: un termine con cui i tifosi romanisti hanno imparato a prendere fin troppa confidenza da quasi 15 anni. Un concetto relativamente semplice ma inserito nel ben più complicato contesto delle compravendite del calciomercato, ma anche uno strumento che, per esempio, durante l’era Pallotta era utile per sistemare il bilancio anche prima che diventasse necessario per i voleri del Fair Play finanziario. Ne è stato il primo esempio Marquinhos che da poco ha alzato al cielo la sua seconda Champions da capitano del PSG, ma si è affacciato al calcio europeo passando per la Roma del ds Sabatini. Lo avevano portato a Trigoria dal Corinthians ad agosto 2012 per nemmeno 6 milioni di euro, salvo rivenderlo nell’estate successiva ai francesi per quasi 32 milioni. Un affare che ha dato il “la” a tante cessioni simili, con un dato complessivo impressionante se si guarda tutto il periodo della gestione Pallotta, considerando anche che nel 2015 è stato stipulato il primo accordo con l’Uefa che rendeva le pluvalenze necessarie: dal 2012-13 al 2018-19 sono state registrati quasi 500 milioni di plusvalenze, una strategia che ha aiutato dal punto di vista finanzionario, ma che spesso ha limitato la crescita del livello tecnico della squadra sul lungo periodo anche alla luce di acquisti rivelatisi non redditizi. La più ricca in assoluto di quel periodo è stata quella di Alisson al Liverpool (…), ma è impossibile non menzionare i vari Nainggolan, Salah, Manolas e ancora Lamela, Benatia, Gervinho e chi più ne ha più ne metta.
Nel 2022, con i Friedkin al comando e Tiago Pinto come ds è arrivato un nuovo Settlement Agreement, ma la strategia è cambiata. La plusvalenza più netta fatta registrare dal ds portoghese è stata quella di Ibañez (arrivato dall’Atalanta nel 2021 per 12,3 milioni e venduto nell’agosto 2025 all’Al-Ahli, cpoon un disavanzo complessivo di oltre 22 milioni tutto considerato. Per il resto invece Pinto quando doveva ovviare alla fatidica scadenza del 30 giugno ha virato su acquisti a parametro zero e cessioni dei giovani o comunque di cartellini più bassi (…). Ora il “giogo” plusvalenze toccherà anche a D’Amico, però con anche la prospettiva di uscire dal Settlment Agreement e avere più libertà dalla prossima sessione di mercato
FONTE: Il Romanista – L. Frenquelli











