Due indizi, i 4-0 contro la Fiorentina e il Lecce, non sono sufficienti. Serve la prova regina e l’Atalanta si presta alla perfezione. Se stasera la Roma vincerà – un altro 4-0 non è necessario, basta un successo qualunque -, non ci saranno più dubbi sulla candidatura dei gasperiniani allo scudetto. Malen va anticipato il più possibile, cosa facile a dirsi e difficile a farsi. L’ingrato compito toccherà a Kossounou e Scalvini, i centrali atalantini. Malen costruisce i suoi gol sul primo metro di accelerazione, l’attimo in cui si prende un vantaggio di tempo e di spazio che i difensori non riescono poi a colmare.
Due passi dietro Malen, si muove Paulo Dybala, il giocatore che nella Roma attuale interpreta la parte di Roberto Mancini nella Sampdoria scudetto del 1991. La fragilità muscolare dell’argentino è però ricomparsa, a spezzare l’idillio con Malen. Non è sicuro che stasera Dybala sia in campo, una volta di più. La Roma ci è abituata, nella Serie A 2025-26 Dybala ha giocato soltanto per 1356 minuti, 36′ in media a giornata. A quasi 33 anni, Dybala va calcolato part time. Se Dybala non giocherà, sarà Rodrigo Mora ad assolverne le funzioni. Mora ci sarebbe anche se Dybala ricomparisse tra gli undici, ma senza Paulo toccherebbe al ragazzo portoghese l’onere delle connessioni con Malen.
Dati i sistemi differenti, l’Atalanta godrà di una teorica superiorità a centrocampo, tre contro due, e tale sbilancio numerico andrà colmato, Mora e Soulé saranno chiamati a sdoppiarsi. Mora ha già dimostrato l’attitudine al rientro. Sulla destra atalantina, Charles De Ketelaere se la vedrà con Wesley, un altro incrocio che potrebbe spostare abbastanza le lancette del risultato. Il belga non è al massimo, ma l’impressione è che sia un po’ sottovalutato, la sua incidenza sulle partite è alta, tra gol, assist, giocate varie. Non gli giova una certa aura di alterigia tecnica, però il giocatore è indiscutibile.
Attenzione a non sottovalutare gli eventuali ingressi di De Roon e Kessie, gli ultimi arrivi di Roma e Atalanta. Proprio a Bergamo, De Roon era la prolunga di Gasperini sul campo, è logico che l’allenatore l’abbia rivoluto con sé. Cristante e Koné sono indiscutibili, ma nessuno come De Roon conosce i codici gasperiniani.
Gasperini non ha rinnegato la sua idea di calcio offensivo, anzi l’ha rifinita, quasi esasperata. Il Sarri di oggi è parente di secondo grado del Sarri del Napoli, ha irrorato di prudenza la sua visione del gioco. Non è detto che sia un male, ma Gasp e Sarri non si riflettono più nello stesso specchio.
FONTE: La Gazzetta dello Sport











