Bisogna infatti risalire al 5 novembre 1972 per trovare Roma e Lazio a braccetto insieme, in vetta alla classifica della Serie A dopo 5 giornate di campionato. E proprio come allora con loro c’era anche l’Inter, insieme pure al Milan. Era l’era dei due punti, le quattro capolista ne avevano 8 a testa, con la Lazio che poi alla sesta giornata restò in vetta – insieme all’Inter – vincendo proprio il derby per 1-0 (gol di Nanni). E proprio come allora, anche oggi Roma e Lazio sognano per il primato condiviso (nell’era dei tre punti non era invece successo).
E se per i biancocelesti la vetta è quasi una sorpresa, per i giallorossi un piano studiato a tavolino in estate. La partita di sabato con l’Inter non ha fatto altro che dare alla Roma la consapevolezza di potersela giocare fino alla fine. Il giorno dopo resta l’amarezza di aver assaporato il grande colpo, ma anche la consapevolezza di aver giocato alla pari con i più bravi di tutti. Ha ragione Gasperini (ieri giornata di relax al mare) quando dice che «abbiamo fatto altri passi avanti». Già, perché dalla sfida di sabato la Roma deve uscire soprattutto con una certezza, quella di aver tenuto testa ad una corazzata.
Di più: se è vero che il secondo tempo è stato anche di sofferenza, è altrettanto vero che nel primo i giallorossi hanno messo alle corde i nerazzurri. Insomma, una Roma all’altezza dell’Inter. Con la certezza di avere un gruppo forte, ma che può crescere e migliorare ancora. Il momento scintillante è certificato anche dai numeri. I giallorossi non solo sono la seconda miglior difesa del campionato (3 reti subite, meglio solo il Cagliari con 2) e il secondo miglior attacco (14 gol, meglio l’Inter con 15).
Ma sono secondi anche come intercetti difensivi (alle spalle del Cagliari) e in tutta un’altra serie di dati, sempre alle spalle solo dell’Inter: passaggi completati (2359), cross riusciti (31), tiri in porta (103, per l’Inter sono 115) e big chance create (23, contro le 26 dell’Inter). Con dei punti fermi a livello di singoli: il miglior portiere della A (Svilar), il capocannoniere del campionato (Malen) e il giocatore con maggiori assist (Dybala). Ecco, il futuro della Roma passa soprattutto dalla forma di questi tre giganti. Poi tra il tecnico e la squadra si è creato oramai un rapporto saldissimo, che ha finito con conquistare anche l’ambiente circostante.
Oggi l’allenatore giallorosso ha dalla sua parte praticamente tutti (o giù di lì). In società, ma anche fuori Trigoria. I dissapori dello scorso anno con Ranieri e Massara sono oramai acqua passata e la Roma in questo momento non vive quelle tensioni interne che c’erano state invece nelle ultime stagioni. Vengono in mente, ad esempio, il rapporto tra Mourinho e Tiago Pinto o quello tra De Rossi e la Souloukou, ma anche la diatriba Spalletti-Totti. Insomma, oggi ci sono i presupposti per fare davvero bene. E credere fino alla fine anche nel sogno scudetto.
FONTE: La Gazzetta dello Sport











