
La banca elenca infatti almeno tre partite aperte con le aziende che fanno riferimento a Luca Parnasi. La prima riguarda la Eurnova, proprietaria dei terreni dello stadio nonché candidato in pectore alla costruzione del complesso. Nei confronti della Eurnova, che peraltro ha pagato solo una parte irrisoria dei 42 milioni previsti per l’acquisto dei terreni di Tor di Valle, Unicredit «ha in essere linee di credito per un importo immateriale pari a circa una decina di milioni di euro». Una risposta che mette sotto gli occhi della Consob la prima evidenza: se il progetto stadio venisse affossato ed Eurnova fallisse, la banca rischierebbe di perdere il finanziamento concesso. Una discreta somma che si aggiunge a quelle ben più elevate che ballano nelle altre due partite aperte tra Unicredit e Parnasi. Una di queste riguarda il gruppo Parsitalia, la holding della famiglia di costruttori che ha maturato un debito nei confronti dell’istituto di credito pari a 130 milioni di euro, considerato dalla banca «a rischio limitato».
A questa si aggiunge la terza partita aperta che chiama in causa Capital Dev, il veicolo finanziario controllato all’81,2% da Unicredit e partecipato come secondo azionista dalla Capital Holding di Luca Parnasi, dentro il quale la banca ha fatto confluire la quasi totalità degli asset immobiliari dell’imprenditore. Stavolta gli interessi aumentano perché il totale delle linee di credito accordate da Unicredit a Capital Dev raggiungono i 460 milioni di euro, «la cui recuperabilità — spiega la banca alla Consob — è connessa alla valorizzazione degli asset stessi». Il successo dell’operazione è quindi legato alla vendita sul mercato di una serie di terreni edificabili e di progetti avviati che le società controllate da Parnasi hanno ceduto per coprire i debiti accumulati con la banca. Tra questi, terreni sulla Laurentina, diritti di edificazione nell’area del Pescaccio, 15 mila metri quadrati a Pietralata e diverse aziende edili attive principalmente nell’area romana. Il tentativo di recuperare l’esposizione nei confronti di Parnasi attraverso un piano di valorizzazioni immobiliari rientra nell’ambito di un’operazione più vasta che ha come obiettivo finale il salvataggio dell’imprenditore, gravato da oltre 700 milioni di debiti (bilancio 2015) e impegnato sulla difficile via della ristrutturazione. La posizione di Unicredit, tra i vari istituti coinvolti, è la più critica e la partita dello stadio, che la banca dice di guardare con superiore distacco, si scopre in realtà una delle ultime chance concesse al costruttore Parnasi per onorare il suo debito.










