“Abbiamo sconfitto con i fatti il tipico fatalismo romano“, racconta con un certo orgoglio Maurizio Veloccia, l’assessore che per mestiere si occupa, definizione alla mano, di “studiare, progettare e pianificare l’uso del territorio e dello spazio per organizzare la vita delle comunità in modo ordinato e sostenibile”. Il nuovo stadio della Roma è figlio di questa visione urbanistica che il comune ha condiviso nell’ambito di un’operazione non priva di ostacoli eppure arrivata a dama dopo la conferenza dei servizi decisoria grazie a un’inedita convergenza tra pubblico e privato.
Assessore, perché questo stadio sarebbe all’avanguardia dal punto di vista urbanistico? «Intanto perché è uno dei progetti più belli mai realizzati in Italia, con materiali sostenibili e innovazioni legate all’energia e al recupero delle risorse naturali. E poi perché darà urta nuova connotazione a Pietralata».
Quali saranno le operare pubbliche? «Avremo opere per circa 100 milioni di euro per garantire l’accesso e il deflusso dallo stadio in sicurezza e la gestione dei flussi di traffico del Fertili. Ci saranno poi parcheggi.
Queste opere saranno tutte a carico della Roma? «Certamente. Poi l’amministrazione realizzerà alcuni interventi infrastrutturali sulla mobilità e sulla metropolitana. Stiamo aspettando nuovi convogli della metro e la linea B arriverà oltre San Basilio. Incentiveremo quindi l’utilizzo del trasporto pubblico e lavoreremo per aumentare la frequenza dei treni. Ci saranno poi i sovrappassi nel quadrante di Piazza Bologna e l’adeguamento delle stazioni. Quintiliani sarà a carico della Roma, per Tiburtina ci sarà una parte a carico loro e una di Ferrovie».
L’ospedale Pertini a due passi. Non rischia di andare in tilt? «Ci sarà una corsia dedicata all’ingresso e all’uscita dal pronto soccorso, per le ambulanze e anche per i lavoratori».
È sembrato particolare che il progetto sia potuto andare avanti anche se gli scavi non erano ancora conclusi. Può fare chiarezza? «La procedura è stata corretta. Sono stati effettuati scavi, anche molto invasivi, solo dove non c’erano mai stati. Altri reperti sono già noti alla Sovrintendenza, come la cisterna di epoca romana. LÌ c’è anche un’antica villa. Se non ci saranno impatti a livello costruttivo, non c’è bisogno di riscavarla e a quel punto verrà inglobata nel progetto».
La Roma pagherà un canone e al termine della concessione l’area tornerà all’amministrazione. Qualé il vantaggio di questa formula? «Si tratta di una concessione di diritto di superficie. La Roma tecnicamente, per 90 anni sarà proprietaria dell’immobile, ma non dell’area. Questo consente all’amministrazione di avere una leva in caso di inadempienze e alla Roma di avere la garanzia di un soggetto che non ha interesse a metterei bastoni tra le ruote e a speculare. Il diritto di superficie poi è bancabile e quindi non crea problemi sul fronte del finanziamento».
Lo Roma metterà un miliardo e mezzo. Il comune? «Una parte degli oneri di urbanizzazione che recupereremo dalla Roma verrà reinvestita sul territorio, parliamo di diverse decine di milioni. Complessivamente sul quadrante ne investiremo circa 180 per il sistema di segnalam.ento della metro B e un’altra ventina sui parcheggi».
FONTE: Il Corriere dello Sport











