Un sorriso enorme, un abbraccio spontaneo, quasi come tra due vecchi amici. E invece Paulo Dybala e Drugi, al secolo Lorenzo Verrecchia, si sono incontrati per la prima volta ieri mattina. A unirli, però, c’era già qualcosa di speciale: un’opera capace di raccontare Roma, la Roma e soprattutto l’amore dei suoi tifosi. Dybala aveva visto quel murale e non era rimasto indifferente. Quel bambino seduto a gambe incrociate, completamente assorto nel gioco con il suo pupazzetto del cuore, stretto forte tra le mani. Ma quello che tiene tra le braccia non è un giocattolo qualunque: è un piccolo supereroe in versione giallorossa, con il mantello della Roma, la maglia numero 21 e il pugno alzato verso il cielo, come se fosse già pronto a spiccare il volo. (…).
Paulo aveva ammirato l’opera sui social e nel reportage pubblicato dal nostro giornale due settimane fa con l’intervista a Drugi. E aveva fatto una richiesta semplice, ma tutt’altro che banale: incontrarlo, conoscerlo e ringraziarlo. La sosta ha servito l’assist perfetto. Ieri, poco prima del pranzo e della ripresa degli allenamenti, quell’incontro è finalmente diventato realtà. Alle 12.30 in punto Dybala si è presentato davanti ai suoi ospiti: tuta della Roma addosso, capelli come sempre ben sistemati, telefono in tasca (…). Ad attenderlo, nella sala di registrazione normalmente utilizzata per le prime interviste dei nuovi acquisti, c’era Drugi. Due sedie davanti al grande telo giallo ocra, questa volta per raccontare una storia diversa. Non quella di un calciatore appena arrivato, ma quella di due artisti che si sono riconosciuti attraverso forme diverse della stessa passione.
Drugi indossava una maglietta con una frase sulla schiena diventata ormai il suo manifesto: «Dipingo Roma perché amarla non mi basta». Parole pronunciate proprio nell’intervista al nostro giornale e che adesso hanno assunto un significato ancora più forte. Dybala lo ha accolto come se fosse un amico di sempre. Lorenzo, invece, aveva negli occhi quella galassia di emozioni che accompagna gli incontri che non si dimenticano. La timidezza di chi si trova davanti a un altro artista, solo che l’altro dipinge con il pallone tra i piedi. La Joya è un campione del Mondo e resta Dybala anche dentro Trigoria, anche per chi lo incontra ogni giorno. Figuriamoci per chi lo vede per la prima volta. Eppure Paulo ha provato subito a metterlo a proprio agio. Perché dentro il centro sportivo l’argentino vive la sua quotidianità con una semplicità che non ha bisogno di essere esibita. (…).
Poi è arrivata la sorpresa preparata da Drugi. Un quadro con una bellissima cornice artigianale in legno di leccio e la sua opera stampata su tela. Un regalo che ha colpito Paulo ancora una volta. (…). Dybala ha già deciso dove metterlo: nella palestra della sua villa all’Infernetto. Anzi, nella sua casa all’Infernetto. Perché è questa, forse, la parola che racconta meglio il rapporto tra Paulo e Roma. (…). E forse è proprio questo il senso di quell’incontro: Dybala non ha soltanto voluto conoscere l’artista che lo aveva trasformato in un supereroe. Ha voluto conoscere uno di quei tifosi che, con un muro, un disegno e una passione sincera, gli hanno raccontato quanto ormai sia diventato parte della Roma.
FONTE: Il Corriere dello Sport – J. Aliprandi












